Addio a Pablosax l’artista psichedelico che amava il mare

Paolo Sponsilli è morto in ospedale alla soglia dei 62 anni Oggi l’addio dalle 15 alle 17 nella sala consiliare del Comune
PESCARA. Un mix di colori accesi e musica come i suoi quadri e le sue poesie, sintesi del suo mondo psichedelico e della capacità di leggere la realtà attraverso emozioni e suggestioni. L’artista pescarese Paolo Sponsilli, in arte Pablosax, è morto ieri in ospedale dov’era ricoverato da una decina di giorni. Il 21 maggio avrebbe compiuto 62 anni e oggi, dalle 15 alle 17, la città lo saluterà nella sala consiliare del Comune. Comunista convinto e punto di riferimento per i giovani frequentatori della Figc di via Campania, Sponsilli ha accompagnato intere generazioni di pescaresi parlando la lingua dell’arte in tutte le sue declinazioni. Con i quadri, le poesie, le performance e la musica del suo sax, ma anche con l’impegno politico e ambientale che lo hanno visto sempre pronto nella difesa dell’acqua pubblica e del mare, contro cementificazione e trivelle. Qualificato illustratore scientifico degli animali marini - adorava il mare e i delfini - ha contribuito al fianco del direttore scientifico Vincenzo Olivieri all’allestimento del museo del Mare. E poi lo sport. Secondogenito (tra i fratelli Piero e Fabrizio) di Ludovico Sponsilli, per trent’anni presidente del glorioso Circolo Canottieri per cui il Coni gli conferì la massima onorificenza della stella d’oro al merito sportivo, Pablosax è stato anche tra i protagonisti del basket cittadino, prima con la maglia della Canottieri e poi, in serie B, con la Max Meyer. «Forte ala pivot», ricorda l’ex compagno di squadra Gianfranco Vecchiati, «che approdò anche a un concentramento della Nazionale». Una figura poliedrica che nel suo essere fuori dai circuiti ufficiali, è stato, come ricorda l’assessore alla Cultura Giovanni Di Iacovo, «il re senza corona, molto intimo e discreto, dell’underground cittadino. Un fratellone buono e geniale di tutti i ragazzi che volevano fare arte in questa città e che ha lasciato le sue creazioni e i suoi segni in tanti locali e luoghi pescaresi». Tra i tanti la Lampara, Vini e Oli, il mitico Club 99, il Florian, la libreria Primo Moroni. «È stato un anello di congiunzione tra tutte le generazioni di creativi e di sinistra della città», testimonia Daniela Santroni, consigliere comunale e titolare con la famiglia della libreria. Lo conferma Paolo Visci, direttore artistico del festival Indie Rocket: «Sono del 1980 e per la mia generazione Paolo è stato punto di riferimento e di ispirazione, tutta la Pescara underground e non solo ha amato le sue opere il suo modo di leggere la realtà in maniera psichedelica. Un amico, un burbero che amava gli altri».
Piange Maurizio Acerbo, il segretario nazionale di Rifondazione Comunista, amico fraterno e di vecchia data di Sponsilli: «Paolo era un gigante buono. Di enorme cultura e infinita umiltà. Incarnava l'anima critica della città. Non ne amava la grettezza e l'ignoranza istituzionali. Non gli interessava competere ma creare e cooperare. Non erano per lui il mercato e le gallerie. Era un poeta del popolo sempre in movimento. Un centro sociale in bicicletta che diffondeva arte, poesia, pace, luce e amore, con mostre, proiezioni, performances, opere di ogni genere e dimensioni, dj set, magliette o semplicemente un sorriso sornione. Non solo i suoi lavori ma anche cinema, musica, buoni libri. E incoraggiava tutti i giovani artisti. Sempre a disposizione per sostenere la causa con quadri o grafiche dal No a Ombrina a Potere al popolo. Un comunista psichedelico con l’amore per il mare, i cetacei, l'ecologia, l'acqua, la beat generation, John Coltrane, Robert Wyatt e soprattutto le persone». Una fine che nessuno si aspettava fino a pochi giorni quando si incontrava Pablosax in sella alla sua bicicletta nei dintorni di via Trieste, la casa di famiglia dove ha sempre abitato. Ma le sue condizioni si sono improvvisamente aggravate. «Quest’inverno gli proposi una mostra antologia al Circolo Aternino», racconta Di Iacovo, «mi disse va bene, ma mi avvisò: all’inaugurazione ti faccio le pernacchie».

