Addio a Spina, il balneatore con la passione per Galeone

Il ristoratore di via Gobetti, morto a 75 anni, tifava solo per le squadre del mister Aveva un legame forte anche con Allegri. Oggi alle 16 i funerali a Sant’Andrea
PESCARA. La Tramontana, sul lungomare nord. La locanda del mare, in via Gobetti. Il Cavallino azzurro, sul lungomare sud. C’è un filo rosso che lega queste tre attività, ed è il nome di un ristoratore-balneatore brillante e generoso, Enzo Spina, che è morto l’altra notte nella stessa casa in cui è nato, in via Gobetti, realizzata da suo padre. Aveva 75 anni ed è stato «uno dei pionieri della balneazione pescarese insieme a due amici», ricorda uno dei figli, Pasquale (gli altri sono Andrea e Claudia). È lui a ricostruire le passioni del padre, dal lavoro al calcio. E per Enzo Spina calcio voleva dire soprattutto Giovanni Galeone e Massimiliano Allegri, che amavano la cucina del ristoratore appena scomparso. Aveva un legame «forte» con entrambi e Spina, che «amava il modo di fare» dell’ex allenatore biancazzurro, ha tifato per tutte le squadre guidate da Galeone. «In base ai suoi spostamenti, mio padre cambiava di anno in anno l’abbonamento in televisione, per seguire le partite. E all’epoca si poteva seguire solo una squadra per volta, in tv».
Spina era «affezionato parecchio» anche ad Allegri, che giocava a Pescara. Quando arrivò il momento di lasciare la città e la squadra (per spostarsi nella Pistoiese), ci fu una cena proprio nel locale di Spina. Per l’occasione, mentre erano tutti a tavola, il ristoratore lesse una lettera scritta al calciatore. Una lettera di saluto che fece commuovere l’attuale tecnico della Juventus per cui «scoppiò a piangere all’improvviso». E Pasquale, che all’epoca era un bambino, ricorda benissimo quell’episodio. Così come ricorda la volta in cui il padre, in uno dei suoi slanci di generosità, «regalò una cassa di vino pregiato a Galeone. Il mister insisteva per pagare ma lui rifiutò assolutamente perché era un buono e il denaro davvero non gli interessava. Era generoso, forse troppo, ma nelle sue attività ha saputo farci sempre. Era allegro, solare, un po’ mattacchione, per alcuni aspetti tendente alla follia», prosegue il figlio.
I suoi metodi «bizzarri» restano memorabili. «Alla Tramontana, che ha rilevato negli anni Settanta con il socio Sandro Fanese, non c’era un menu. E i clienti si vedevano arrivare gli antipasti a tavola senza neppure ordinare. All’epoca diceva: “Se non ti piace, non paghi”».
Portare avanti La Tramontana non dev’essere stato facile, all’inizio, perché poco dopo l’acquisto, negli anni Settanta, ci fu una mareggiata. Crollò tutto. «Hanno dovuto ricostruire la struttura, cominciando dal bar. Poi rinacque anche il ristorante di pesce, che c’è ancora oggi», ed è andata avanti fino al 2000. In cucina c’era anche la moglie di Spina, Loredana, e il locale era «molto frequentato, pure dai calciatori e da Galeone». La seconda esperienza imprenditoriale è stata quella del Cavallino azzurro e anche in quel caso Spina era uno dei soci, insieme a Franco Vianale. Ma lì si è occupato direttamente della gestione solo per un po’ di tempo.
«In tanti gli hanno voluto bene», conclude Pasquale tratteggiando il ritratto del padre. Poi cita i nomi, molti, delle persone che Spina ha sentito vicine: c’era «il gruppone dei giornalisti sportivi» e c’erano l’avvocato Giuliano Milia e il figlio Roberto, con i quali si sentiva legato da «sincera stima e profondo rispetto».
I funerali oggi, nella chiesa di Sant’Andrea, alle 16.
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