Addio a Travaglini, il dj che riempiva l’Honeypot

24 Settembre 2018

PESCARA. «Era un amante della musica, del bello della musica. La studiava, cercava i pezzi più belli, le nuove versioni. Ed era una persona per bene, di quelle vecchio stampo, una persona pulita, un...

PESCARA. «Era un amante della musica, del bello della musica. La studiava, cercava i pezzi più belli, le nuove versioni. Ed era una persona per bene, di quelle vecchio stampo, una persona pulita, un brav’uomo». Sono queste le parole che l’imprenditore Stefano Cardelli, usa per descrivere Goffredo Travaglini, «uno dei primi dj di Pescara», morto ieri all’ospedale dopo una malattia che non gli ha lasciato scampo e che aveva scoperto di recente, a seguito di un malore ai primi di agosto.
Il nome di Travaglini è legato in particolare a quello di due locali che fanno parte della storia di Pescara, le discoteche Honeypot e Lenny’s. Quei tempi sono impressi ancora oggi nella memoria di Giacomo Iannone, titolare dell’Honeypot, che ha accolto Travaglini nel suo locale all’inizio degli anni Settanta. «Era un ragazzo d’oro», dice dopo aver saputo della sua scomparsa, «era innamorato della nostra discoteca. Era uno di famiglia, avrebbe dato l’anima per la nostra attività. Allora era giovane, poi ha imparato, progredendo, e ha fatto il dj in tante discoteche».
Con Travaglini ha lavorato per 40 anni Raffaele Di Vincenzo, con cui l’amicizia è nata da ragazzini. «Il suo soprannome, da giovane, era “Cuccione”. Con lui abbiamo fatto serate insieme fino a luglio, abbiamo iniziato nella stessa epoca». E i ricordi con Goffredo sono tanti, in particolare «la sua risata energica». A Goffredo, dice ancora, «piaceva andare a fondo nelle cose, era caparbio, determinato, amava conoscere tutto. E queste caratteristiche le riversava anche nel rapporto con la musica. Ma va anche detto che era una persona di cuore, disponibile», continua Di Vincenzo. «Come dj era il partner ideale, con lui ci si intendeva bene».
Ancora oggi la musica era la passione di Travaglini e lo dimostra la sua presenza costante negli spazi di “Nettuno”, come protagonista delle notti all’insegna dei brani di un tempo, quelli anni Ottanta. «Era pieno di vita ma non era un nottambulo, non era un vizioso della notte. Conosceva tutti, dai ragazzi fino alle persone della mia età. Goffredo ha cresciuto intere generazioni con la musica», osserva Cardelli da “Nettuno”.
«L’ho visto l’ultima volta un mese e mezzo fa in un bar del centro dove si occupava della musica», ricorda il radiocronista Rai Giulio Delfino, «e due giorni dopo ha scoperto di avere un problema di salute. Gli prestai un mixer e l’ho visto allontanarsi in bici con quell’apparecchio, che poi mi ha fatto riavere. Probabilmente aveva capito la gravità della situazione. E quel gesto dimostra la sua grandezza d’animo. Sono sconvolto dalla crudeltà della vita».
Oggi alle 17.30, nella chiesa Regina della Pace, i funerali di Travaglini dove parenti e amici potranno stringersi alla moglie Giovanna e alle figlie Magdalena e Caterina. (f.bu.)