Addio a Yoga, l’orsa simbolo del Parco

2 Luglio 2019

Aveva 30 anni. Trovata morta a Pescasseroli dai custodi del Centro visite Era famosa per le sue scorribande tra i turisti a caccia di cestini dei pic-nic

PESCASSSEROLI . Nella mente dei più piccoli era l’orsa dei cartoni animati, quella che approfittava dei visitatori distratti del Parco Nazionale, per rubare loro la merenda. Per le cronache è stato il primo orso confidente, quello che alla fine degli anni ’90 iniziò le scorribande nei paesi del Parco, a volte anche durante le feste patronali, fino a diventare il simbolo dell’area faunistica di Villavallelonga, prima di essere ridotta in cattività. L’orsa Yoga, vero simbolo e icona del più antico Parco nazionale d’Italia è stata ritrovata morta, domenica mattina dai custodi del Centro Visite del Parco a Pescasseroli.
L’OPERAZIONE A AROMA. Aveva 30 anni, un’età assolutamente rilevante per un orsa. Per gli esperti si è trattato di una morte dovuta all’età avanzata e ai tanti acciacchi che l’avevano colpita negli ultimi tempi. L’anno scorso, aveva subìto anche un importante intervento alla clinica veterinaria Monte Verde di Roma, a causa di alcune ernie midollari alla colonna vertebrale che le stavano paralizzando gli arti posteriori. Si era rimessa e aveva ricominciato a camminare anche se rimanevano tutte le problematiche legate alla sua età. La carcassa è stata inviata a Teramo, all’Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise, per l’autopsia e per accertare la causa ultima di morte. Con Yoga se ne va un pezzo di storia del Parco, quella ai confini tra fantasia e realtà.
IL SIMBOLO. Un esemplare che ha contribuito in maniera decisiva alla battaglia per la tutela dell’orso marsicano e alla conoscenza del plantigrado simbolo dell’Abruzzo. Un messaggio che ha trasmesso anche quando si trovava in cattività, nel recinto che le era stato attrezzato dal 2017 all’interno del centro visite di Pescasseroli. Lì era stata portata per motivi di sicurezza a seguito delle continue scorribande nei paesi ai confini dell’area faunistica di Villavallelonga, suo piccolo regno. La storia di Yoga è sicuramente molto singolare, perché inizia da giovanissima a frequentare la Camosciara, durante l’estate, cercando di rubacchiare cibo ai turisti.
QUELLA VOLATA AL CASALE. Un episodio, tra tutti, che in molti ricordano per l’audacia dimostrata dall’orsa nel voler entrare da una finestra, nel Casone Antonucci, quello che si verificò a pochi chilometri da Villetta Barrea. In quel periodo nel Casone Antonucci, c’erano anche tanti volontari del Parco, provenienti da ogni parte d’Italia che ricordano ancora oggi, con affetto e incredulità le avventure di quell’orsa.
IL FURTO DEL CACIOCAVALLO. Di estate in estate Yoga diviene sempre più confidente e impertinente, tanto da arrivare nei campeggi e spaventare le persone che la sentivano intorno alle tende. Entrava nelle cantine per rubare caciocavalli, marmellata e altre provviste. Era la fine degli anni 90 quando si rese protagonista di eventi molto pericolosi, come l’arrivo a Opi, nel bel mezzo della festa patronale di San Giovanni Battista, come se anche lei volesse prendere parte all’evento. La sua presenza però, finì per spaventare tutte le persone che erano in piazza. Poi, sempre più audace, Yoga arrivò a entrare nella cantina di una casa. Quella fu la sua ultima “marachella” perché il Parco prese la decisione di ridurla in cattività.
SCELTA DOLOROSA. Una scelta dolorosa, ma necessaria a garantire l’incolumità delle persone e dell’orsa, che se avesse continuato le incursioni avrebbe potuto trovare la morte a causa di eventi accidentali. «Yoga e Sandrino hanno rappresentato la coppia di orsi più famosa del Parco: due eccezionali ambasciatori della specie di orso bruno marsicano», affermano dal Parco. «Le loro vite sono state importanti per far conoscere ai visitatori dell’area faunistica di Villavallelonga, così come a quelli del Centro Visite del Parco, l’etologia e la biologia di questo splendido animale. Quella di Yoga, infatti, è una storia “amara”, perché ha rappresentato il primo, e finora unico, caso in cui l’Ente Parco ha ridotto in cattività un orso problematico. Quella scelta fu dettata da ragioni di opportunità oggettive, da cui tanto abbiamo imparato e che ci hanno consentito di sviluppare procedure e metodi di gestione più utili e funzionali per mitigare il conflitto orso-uomo. Salutiamo quindi la nostra Yoga ricordandola con profondo affetto e con qualche immagine famosa».
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