Addio all’imprenditore Duilio Ferretti

8 Novembre 2022

Stroncato da una malattia cardiaca, il decesso in ospedale. Domani i funerali. Nel 2006 fu coinvolto nell’inchiesta Ciclone

PESCARA. L’opera che l’inorgogliva più di tutte era l’acquedotto del Chiarino, nell’Aquilano: costruito negli anni Settanta, quell’impianto uscì indenne anche dalle scosse del terremoto 2009. Nell’ufficio di viale Bovio, invece, teneva appeso il poster del ponte Europa inaugurato nel 1992 nella sua Città Sant’Angelo, il paese in cui nacque il 13 novembre del 1937. Domenica prossima, avrebbe compiuto 85 anni l’imprenditore Duilio Ferretti: è morto ieri nell’ospedale di Pescara a causa di una malattia al cuore. Lascia la moglie Italia e i tre figli, Sonia, Gianni e Marzia. Domani alle ore 15 i funerali nella chiesa della Regina della Pace in via Raffaello; la camera ardente è stata allestita alla Dimora del silenzio in via D’Antona a Montesilvano (ore 8.30-19.30).
Una vita spesa per il lavoro, dagli acquedotti alle fognature: Ferretti, con un diploma da geometra all’istituto Acerbo, iniziò a lavorare come dipendente di un’azienda edile, poi, si mise in proprio e fondò la sua attività a Pescara. Era il 1958 e, dopo 64 anni, le attività proseguono.
«Un imprenditore capace, caparbio e laborioso», così lo ricorda la figlia Marzia, «specializzato in grandi opere idriche. Nella sua carriera realizzò tante opere pubbliche, tra le quali ricordava con affetto l’acquedotto del Chiarino: un serbatoio idrico costruito con una tale diligenza, così ci diceva, che resistette perfettamente anche al terremoto del 2009. Ci ha trasmesso il valore della dedizione al lavoro».
Nel 2006, la ferita più grande: fu coinvolto nell’inchiesta Ciclone sul presunto malaffare al Comune di Montesilvano. Quell’indagine partì proprio dai lavori alle fogne di via Adige commissionati all’impresa Ferretti. Fin dall’inizio, l’imprenditore si professò innocente: «Non ho dato e preteso nulla», disse a processo con una dichiarazione resa al presidente del collegio giudicante Carmelo De Santis, «ho fatto tanti doni, tanti progetti per Montesilvano e avrei meritato una medaglia non di finire in questa vicenda». Il caso – dopo una condanna in primo grado, in appello arrivò l’assoluzione anche per prescrizione – provò Ferretti. Taciturno e riservato, scrisse una lettera al Centro per difendere le sue ragioni: «Ho sempre negato di aver corrotto per ottenere l’affidamento di lavori pubblici. I lavori», disse, «sono stati assegnati in forza di un contratto di concessione, le cui proroghe sono state validamente concesse, in forza di pareri legali e, pertanto, non era necessario corrompere alcun politico per ottenere ciò che era giusto e legittimo. L’accusa ha sostenuto l’illegittimità delle proroghe senza produrre mai una perizia: mi sono rivolto a un docente di Diritto amministrativo, il quale ha affermato che le proroghe erano legittime». Con l’ultima sentenza, del Ciclone rimase la condanna a un risarcimento al Comune di circa 40mila euro.