Addio alla dottoressa che amava gli altri

14 Marzo 2019

Chiesa stracolma per Norma Bellucci, socia Inner Wheel. Il ricordo del marito Roberto Lattanzio

PESCARA. È morta a casa, tra i suoi affetti. In quella casa che «ha sempre aperto a tutti, perché era una donna accogliente e sempre disponibile nei confronti degli altri, che si dava completamente». Non ce l’ha fatta Norma Bellucci, 63 anni, medico specialista in chirurgia generale che ha lavorato dal 1986 prima a Popoli, come Chirurgo, dove prestava servizio anche il marito Roberto Lattanzio, e poi a Scafa, al distretto sanitario di base, dove di occupava di assistenza domiciliare integrata, urologia e piccola chirurgia. È stata stroncata da un male che non le ha lasciato scampo e che aveva scoperto il 10 novembre, poco dopo una vacanza in montagna. Ieri, per l’addio, la chiesa del Mare era stracolma. Ed è la dimostrazione, per il marito Roberto, di quanto fosse benvoluta questa donna «che ha lasciato il segno» e «non meritava» di morire.
«Era una persona incredibile», racconta Lattanzio, chirurgo affermato e apprezzato, «ma io in confronto a mia moglie mi sento un pigmeo. Il luminare era lei». Aveva «una umanità incredibile, una disponibilità senza uguali e una grande dolcezza. Ma nello stesso tempo era dotata di una grande razionalità». Queste caratteristiche, insieme alla «capacità di rapportarsi alle persone», le consentivano di avere «una leadership incredibile», ricorda sempre Lattanzio che ha lavorato con la moglie, conosciuta nel 1984 e sposata nel 1991. «L’ho condotta io alla chirurgia, lei avrebbe voluto insegnare. E molte volte ha capito delle malattie che altri non aveva compreso, attribuendo tutto all’ansia dei pazienti».
Norma Bellucci «non giudicava mai, non dava giudizi affrettati, non amava il gossip. Ironia e sarcasmo non facevano parte di lei. Non amava chiedere» e quando ha saputo di essere malata «non ha voluto trattamenti particolari».
Con lei «era impossibile litigare», dice sempre Lattanzio ripercorrendo il loro rapporto e sottolineando che la moglie aveva il grande dono di «portare gioia. Mi ha cambiato, cioè mi ha reso meno aggressivo, e mi ha insegnato a mangiare. Discussioni? Non ce n’erano perché non rispondeva alle mie “sfuriate”. Stava in silenzio. E la risposta arrivava, dopo un po’, quando era finito tutto, con poche parole, come una rasoiata». Come mamma di Salvatore, che a 26 anni si è già affermato brillantemente negli studi, «è riuscita a motivare» il figlio e a «stimolarlo», così come faceva con chiunque. E per 12 anni è stata anche molto impegnata nel sociale, con l’Inner Wheel, portando avanti tanti progetti. «I suoi erano principi e valori che difficilmente si ritrovano. Era una donna giusta. E non temeva la morte». (f.bu.)
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