Addio alla quercia “delle streghe”

Loreto. L’albero monumentale si apre dopo la potatura e crolla su un’auto
LORETO APRUTINO. La chiamavano “quercia delle streghe”. Era un albero monumentale, il più grande della provincia di Pescara, e la sua fine è arrivata lunedì 23 gennaio, a Loreto Aprutino, dopo la potatura. Aveva una circonferenza di 6,40 metri e per diametro del fusto era tra le più grandi della regione, dopo il “piantone di Nardò”, come viene chiamato il castagno monumentale che si trova a Valle Castellana (Teramo) con una circonferenza di 12,03 metri. A lanciare l’allarme sono Italia Nostra e Wwf Abruzzo che ricordano l’abbattimento della quercia a Roccamontepiano, nel periodo del lockdown, e dicono che «gli alberi monumentali sono abbandonati a loro stessi» per cui «è necessario attuare strategie concrete di conservazione, se non vogliamo continuare a perdere anche gli altri esistenti in regione».
La “quercia delle streghe”, spiegano, «è stata potata dei suoi rami per una parte della circonferenza, lasciando solo un enorme ramo che infine è crollato sulla macchina del proprietario, parcheggiata proprio lì sotto. Otto mesi prima era stata effettuata una “valutazione specialistica”, che aveva autorizzato la potatura». Eppure, proseguono, «col senno di poi si può dire che anche un bambino poteva prevedere che il grosso ramo sarebbe crollato dividendo in due il fusto ed anche un ignorante in materia poteva prevedere che il tronco si sarebbe aperto a metà. La roverella aveva bisogno di un aiuto per la sua vita e non di essere manomessa da una potatura discutibile per la “sicurezza” umana».
Wwf e Italia Nostra, per evidenziare il valore della quercia di Loreto, sottolineano che «era nota dagli anni ’80, documentata nei primi censimenti forestali degli alberi monumentali. Si racconta che, avendo il fusto cavo, in tempo di guerra vi si nascondevano il grano e altri alimenti, a volte anche i partigiani».
Lanciando un riflessione su questo tema gli ambientalisti fanno notare che «la regione Abruzzo è la seconda in Italia per quantità di alberi monumentali ma purtroppo li stiamo perdendo anno dopo anno. Sono esseri viventi che stanno all’apice di un percorso evolutivo. Perdere queste specie significa perdere un patrimonio genetico di conoscenza e di adattamento alla vita sulla terra, un patrimonio naturale di cui non comprendiamo tutti i legami strettissimi che ci riguardano ma da cui dipende la nostra sopravvivenza». I privati, dal canto loro, hanno le mani legate perché, «se l’albero è censito, va chiesto il permesso al Comune, ai carabinieri forestali, alla Regione e al Ministero, ma se ha dei problemi i costi di manutenzione sono completamente a suo carico». (f.bu.)

