Addio Amicarelli, magistrato simbolo

18 Novembre 2019

Muore a 85 anni il procuratore di Tangentopoli stimato dai colleghi e dagli avvocati. Oggi alle 15 i funerali a Pescara

PESCARA. Se chiedevi a Bruno Paolo Amicarelli che cos'è la giustizia lui rispondeva semplicemente: «La giustizia è non accettare mai mezze verità». E aggiungeva: «Un buon magistrato è un medico che deve ammazzare la malattia non il paziente». Era un garantista, un uomo d’altri tempi ma anche moderno. La verità va cercata, anche se è scomoda. E lui lo ha fatto per cinquant’anni cominciando come pretore a Vasto fino a raggiungere il grado più alto, in Abruzzo, di procuratore generale della Corte d'Appello. Amicarelli è morto ieri all'età di 85 anni. Era ricoverato all’ospedale di Pescara. Sarà ricordato come un magistrato giusto, profondo conoscitore delle leggi, sobrio e austero nell’esercizio della professione e nella vita. Una serietà nata insieme a lui il 1° aprile del 1934 in un paese dell’alto Vastese, San Buono, dove Giuseppe, il papà di Bruno Paolo, fu sindaco ed è ricordato come il medico condotto vicino alle famiglie, tanto amico che il paese gli ha intitolato una piazza e la biblioteca. Un legame stretto e ancestrale. Così come quello tra Bruno Paolo e la verità, quella processuale, anche se questa diventa scomoda.
Anche se si chiamava Ortacoop, uno dei primi scandali abruzzesi degli anni Ottanta, oppure la Tangentopoli che, agli inizi degli anni Novanta, cancellò un'intera classe politica non solo democristiana. In quegli anni Amicarelli condusse le inchieste teatine più complesse. Cercò e trovò quella verità scomoda e nascosta.
A differenza di molti suoi colleghi dell’epoca, lo fece senza clamore, ottenendo sempre la certezza dell'esito. Con lui non si ricordano processi strumentali, ma condanne giuste. Dopo gli anni di Università a Roma, di cui amava raccontare aneddoti e anche simpatiche liti con il compagno di studi Marco Pannella, Amicarelli lavorò a Vasto e Lanciano, poi a Pescara come sostituto procuratore, quindi a Larino e a Chieti come procuratore, fino a ricoprire il ruolo di procuratore generale all’Aquila. E per chi in quegli anni frequentava le aule di giustizia, conoscendone i segreti remoti, fu facile capire come grazie a un intervento, tempestivo e deciso, di Amicarelli, ressero in appello, a tentativi poco ortodossi delle difese, le condanne agli assassini di Marino Di Resta, il maresciallo eroe trucidato nel 1996 durante le indagini su una rapina. Nonostante l’impegno quotidiano e pluridecennale, Bruno Paolo Amicarelli è stato sempre presente anche in famiglia, guidando i tre figli Giuseppe, Alessandra e Mario, tre ottimi professionisti pescaresi, e stando vicino ai sei nipoti uno dei quali porta il suo nome e, come il nonno, ha intrapreso con successo la carriera giuridica. Dicono di Amicarelli i colleghi magistrati e gli avvocati che non esitava a chiedere l’assoluzione dell’imputato se non c’erano prove per condannarlo. La buona giustizia sa essere garantista. Così come gli riconoscono lealtà e rigore processuali, oltre che una buona dose d’ironia con cui sapeva stemperare, nelle pause di un’udienza, anche momenti che in aula avevano sfiorato il dramma.
Teneva molto alla buona organizzazione degli uffici giudiziari, al punto da denunciare con forza le carenze di fondi per la giustizia. «È scandaloso apprendere dal ministero», scrisse nell’ultima relazione, «che dal 2002 al 2006 le risorse per la giustizia sono diminuite del 51 per cento». Per Pietro Mennini, attuale procuratore generale: «Amicarelli è stato un magistrato sempre attento all’efficienza dell’ufficio. Da Pg non ha mai fatto mancare appoggio e vicinanza all’intero distretto. In aula andava sempre alla sostanza. Ed io conservo con affetto una lettera d’encomio che mi scrisse. Per noi pm è stato un punto di riferimento. Una persona per bene». E per Augusto La Morgia, tra i più noti penalisti d’Abruzzo, Amicarelli «era preparato e moderno. Con noi avvocati era una persona straordinaria che mi ricorda mio padre Guido, avvocato, e gli anni in cui Amicarelli, Oronzo e Di Ciccio erano i magistrati di punta della procura di Pescara». La morte è arrivata ieri dopo una breve malattia, a nove anni dalla sua uscita di scena che lo ha visto protagonista fino al 2010. In molti gli hanno già dato un saluto all’obitorio dell’ospedale di Pescara. Oggi l'addio alle 15 nella parrocchia pescarese del Cristo Re in via del Santuario. In tanti gli renderanno l'ultimo e commosso addio prima che Amicarelli, magistrato moderno e d’altri tempi, torni a riposare per sempre nella sua San Buono.