«Addio anche alla giostra, povera città»

6 Maggio 2015

Titolari di bar e negozi, habitué di piazza Salotto, tutti delusi: pochi eventi, di pregio restano solo gli affitti dei locali

PESCARA. Agli esercenti e ai commercianti, ma anche agli habitué della piazza, non è andata giù che la giostra stile «impero» sia stata fatta sbaraccare. Certo, dura lex sed lex, e così com’era accaduto in precedenza anche ad altri titolari di una concessione temporanea – uno degli ultimi casi ha riguardato, nel febbraio scorso, il gestore di un gazebo in cui si noleggiavano bici elettriche, sul lungomare Matteotti – anche i titolari della giostra, seppur presenti in piazza da anni, hanno dovuto smontare l’impianto in seguito alla scadenza della concessione comunale temporanea.

Però ora chi sulla piazza ci vive tutti i giorni, avverte un vuoto. Almeno questa è stata la sensazione che traspariva ieri. Una desertificazione pertanto che in centro città si avverte sempre di più, la quale non è disgiunta a quelle chiusure commerciali che sotto ai portici oggi non mostrano altro che negozi vuoti, come quello di abbigliamento Sordini, il locale Night and day, e via dicendo.

«Qui di pregio sono rimasti soltanto gli affitti», fa notare Alessandro Del Grosso, responsabile del bar Saquella, che gestisce insieme con la moglie, titolare dell’esercizio, Elisabetta Ciccone. «La giostra», riflette Del Grosso, «sarebbe potuta rimanere, in quanto portava le famiglie. Ora in piazza non c’è più nulla. Ovvero, non c’è nulla che faccia invogli i pescaresi a soffermarsi sulla piazza, mentre invece questa deve tornare a diventare un “salotto” che aggrega. Dunque, io propongo, così come si fa nelle piazze di tutt’Italia, che in piazza Salotto si organizzino degli eventi». Gli fa eco la moglie, per la quale «occorrerebbero più concerti e manifestazioni. Ma non gastronomiche, perché andrebbero a danneggiare gli esercizi commerciali della piazza».

Insomma, un evento a settimana, o quasi, chiedono i commercianti, sul modello del concerto che si è svolto il primo maggio scorso, «quando un certo movimento c’è stato», sottolinea Del Grosso.

Per Roxana Palincas, che viene da lontano, la situazione negli ultimi tempi è peggiorata. «Sono arrivata qui dalla Romania sette anni fa», mette in luce la responsabile del bar L’Oro di Napoli, «e devo dire che prima c’erano stand, bancarelle e altro. Ma ora, negli ultimi due anni, non c’è più nulla. E, senza la giostrina, non verranno più neanche i genitori con i bambini. Sarebbe bello se adesso, nei fine settimana, si organizzassero dei concerti o delle festicciole».

Gettando lo sguardo verso lo spazio libero lasciato dalla giorstra, la collega, Angela Castellano, esclama: «Che tristezza!».

Anche Assunta Costa, titolare di Agorà, non è originaria di Pescara, e la riflessione è analoga a quella di Palincas.

«Mi dicono», osserva Costa, «che prima c’era molta più gente. E devo dire che la giostra calamitava l’attenzione, insomma riusciva a essere un’attrattiva che portava gente: ora il luogo mi sembra spoglio e credo che per i sabati e le domeniche si debba organizzare qualcosa». È così anche per Isabella Corritore, una cliente, secondo la quale «la piazza è troppo spoglia», e «che la giostra era meglio lasciarla lì», le fa eco l’amica, Natalia Diuk.

Refrain che non cambia con Elisa Falancia e Giorgia Evangelista, de L’altro gelato e il caffè. «Ora, senza la giostra, le famiglie saranno spaesate. Ed inoltre senza di essa la piazza è diventata anonima», dice la prima, mentre per Evangelista ora urge «un’attrazione per i bambini».

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