Addio commosso all’ex arbitro: nella bara fischietto e cartellini

Folla di giovani per l’ultimo saluto a Stefano Pitocco, scomparso a 44 anni dopo una malattia «Ti ringraziamo per il ricordo che ci lasci: sei stato un esempio di disponibilità ed educazione»
LORETO APRUTINO. Fischietto, cartellini rossi e divisa, deposti nella bara dagli amici arbitri, hanno accompagnato l'ultimo viaggio di Stefano Pitocco. Centinaia di persone, tra cui tanti giovani, hanno partecipato ieri pomeriggio alle 15 ai funerali dell'arbitro di calcio, 44 anni di Loreto Aprutino, morto lunedì all'ospedale di Pescara dopo una lunga malattia.
Lascia, distrutti dal dolore, la moglie Lucrezia, la mamma Franca, il fratello Matteo. La cerimonia funebre si è svolta nella chiesa di San Pietro Apostolo gremita nel pieno rispetto del distanziamento anti Covid, ed è stata officiata da don Cesare Krzyzyk, 47 anni, polacco di Kielce, da 4 anni alla guida della parrocchia di via Baio.
Una chiesa che ha fatto fatica a contenere la folla immensa di persone, molte sono rimaste sul sagrato in preghiera e raccoglimento, che hanno conosciuto e voluto bene a Stefano Pitocco, uomo e sportivo dalle mille passioni, dal calcio all'addestramento dei cani per i salvataggi in mare.
Dal pulpito, il presidente degli arbitri pescaresi Francesco Di Censo ha tracciato gli aspetti umani e tecnici del giovane, dipendente della Tavo costruzioni, che aveva un grande talento e che sorrideva anche quando la malattia gli divorava la vita. Gli ultimi cinque anni sono stati i più difficili per Pitocco, ma lui si teneva dentro paura e incertezze e non mollava mai.
Andava sempre avanti. In campo era un simpatico mastino, così lo ricordano i colleghi, ma sapeva riconoscere il talento calcistico dei giovani loretesi: Cristiano Ursini e Francesco Acciavatti li ha "scoperti" lui. Lo rivela Tarcisio Chiavaroli, loretese, vice presidente dell'associazione arbitrale pescarese: «Era un bravissimo arbitro, Stefano, tante le stagioni in serie D, una carriera arbitrale avviata 26 anni fa, ma gli mancava poco per fare un altro salto di qualità. Solare, alla mano, pratico. In campo era molto severo, cacciava sempre i cartellini rossi, usava poco quelli gialli», ricorda con un sorriso malinconico, Chiavaroli, «era talentuoso lui e bravo a fiutare i talenti altrui».
Nella bara, ricoperta di rose rosse e bianche, il presidente, il direttivo e gli associati della Federazione arbitri della sezione pescarese hanno deposto i cartellini della Fifa, il fischietto e la divisa che amava indossare, oltre allo stemmetto della Federcalcio. Oggetti che sono stati accompagnati da una pergamena con su scritto: «Ti ringraziamo per il ricordo che ci lasci che continuerà a farti vivere nei nostri cuori. Tu sei stato esempio di disponibilità, educazione e competenza. Con poche parole, miti e sagge, hai trasferito ai giovani, e non solo, l'entusiasmo e la personalità che con scarpette, fischietto e cartellini facevi librare sui campi di tutta Italia. Il tuo ricordo rimarrà indelebile, grazie dalla tua sezione che ti vuole un mondo di bene».
Quel mondo di bene espresso anche sui social da altri amici e conoscenti del 44enne scomparso prematuramente. Rita Sestili ha voluto ricordare il papà di Stefano, Giancarlo, idraulico, scomparso anni fa: «Il Signore misericordioso ti ponga subito sulle ginocchia del tuo papà Giancarlo, nel paradiso, dove non avrai più sofferenza alcuna».
Cristina Ciaramellano: «Non dimenticherò la tua voce calda e allegra, la tua capacità di sorridere nonostante la sofferenza, la forza dello sguardo complice e innamorato che rivolgevi alla tua adorata Lucrezia. Abbiamo tutti bisogno di saperti al sicuro adesso, così come avevi la capacità di far sentire chiunque si trovasse insieme a te in ogni dove. Buon viaggio in paradiso».
Loreto Buttari: «Un carissimo amico che se ne va. Arbitro bravissimo, balzato in serie D per suo grande merito».
Fabrizio Prosperi: «Ti saluta la tua città adottiva, Atri. Tu l'amavi, riposa in pace bluesman». Paolo D'Innocente, ricorda «un amico speciale» con il quale condivideva la passione per i viaggi «in giro per l'Abruzzo ogni domenica». Mariella D'Amore lo ricorda come «una persona meravigliosa». La salma di Stefano Pitocco riposa per sempre nella tomba di famiglia del cimitero di Loreto.
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