Addio Gianni Cordova Grazie da 400 ragazzi

27 Gennaio 2017

Aveva 71 anni, nel 1990 fondò la casa per il recupero dei tossicodipendenti I funerali oggi alle 15,30 nella chiesa del Santissimo Rosario di via Cavour

PESCARA. «Condurrò fino all'ultimo la mia battaglia. Non ho paura della morte perché la morte vera è quella dei sentimenti. Forse lascerò una scia di dolore, ma sono felice di aver vissuto una vita intensa e meravigliosa». Così parlava Gianni Cordova, 71 anni, nell'ultima intervista di otto mesi fa, quando la malattia avanzava e già sapeva che forse non ce l'avrebbe fatta.

Il fondatore della Laad, la Lega abruzzese antidroga che ha salvato la vita di oltre 400 ragazzi in 27 anni di attività, è morto ieri mattina alle 8.40 in ospedale dove era ricoverato da una settimana per l'aggravarsi delle sue condizioni di salute. Cinque anni fa l'esordio della malattia, la lunga sofferenza sopportata con discrezione, così come ha sempre vissuto e operato. Lascia la moglie Vera De Gregoriis, originaria di Asmara e la figlia Margherita con il genero Van.

La camera ardente è stata allestita nella graziosa cappella della Laad, in viale Bovio 293, perché il suo ultimo desiderio era stare tra i suoi ragazzi e in famiglia. I funerali si svolgeranno oggi alle 15,30 nella chiesa del Santissimo Rosario di via Cavour.

Gianni Cordova, sociologo pescarese di origini catanesi (i suoi genitori Arturo, commerciante di stoffe e Concetta arrivarono a Pescara nel 1934) con un passato da bancario (Bnl), negli Anni Novanta creò un modello di comunità di recupero per tossicodipendenti i cui principi ispiratori varcarono i confini nazionali, arrivando fino in Canada dove ha stretto rapporti con le comunità abruzzesi locali.

«Faccio portierato sociale» amava ripetere per spiegare l'identità di quartiere, ma nello stesso tempo internazionale, della sua creatura, la Laad, situata nel centro cittadino. Con il suo carisma è riuscito a integrare tossicodipendenti e vicinato, a far convivere il drogato con il panettiere, il fruttarolo e la casalinga del quartiere. Mescolava i loro mondi a pranzo, nel suo giorno del suo compleanno, il 20 settembre di ogni anno. Ci sapeva fare. I suoi collaboratori lo ricordano come un fulgido esempio di tatto, diplomazia, discrezione, coraggio. Era un innovatore, guardava sempre al futuro. Quando i presunti scandali delle punizioni a San Patrignano( del discusso Vincenzo Muccioli col quale la Laad aveva stretto rapporti) dilagavano, Cordova a Pescara fondava una Laad senza punizioni, ma guidata dalla forza dell'amore e del rispetto.

Il primo germoglio di una idea di comunità di recupero, attecchì nel 1973 quando conobbe Roberto, un tossico divenuto in seguito uno dei più stretti collaboratori, deceduto anni fa. Ma solo nel 1990 riuscì ad avviare il suo progetto di costruzione di una casa per i tossici, costruita pezzo dopo pezzo nel corso degli anni quando arrivavano da più parti i fondi della solidarietà della gente e delle istituzioni e nata da una potente attività onirica di una notte.

Il suo sogno si materializza quando entra nell'ex consultorio di viale Bovio che oggi è ancora la sede della Lega Abruzzese Antidroga: «L'abruzzesità di questa struttura è un marchio di fabbrica di qualità, per tale ragione non ho mai voluto cambiare questa denominazione, neppure quando la fama della Laad superò i confini regionali e nazionali», ci disse quasi un anno fa. Nel 1999, Pietro Barberini gli concesse i locali attigui e riuscì ad ampliare la sede fino ad arrivare al completamento dell'ala "Il Futuro".

In questi spazi sono ospitati corsi e lezioni per diventare buoni genitori, conferenze e convegni, uno studio di produzione per la realizzazione di cortometraggi socio-culturali destinati alle scuole, l'albero di Falcone nel giardino della struttura. Perché grande è stata sempre l'amicizia con Maria Falcone, la sorella del magistrato palermitano ucciso dalla mafia. Così come forte era l'amicizia con la famiglia circense Takimiri, i cui spettacoli si svolgono all'interno del parco Sabucchi la cui gestione è stata affidata dal Comune alla Laad dieci anni fa non senza battaglie mediatiche e colpi di scena clamorosi come la guerra delle tende issate nello spazio verde e portata avanti con l'aiuto della cittadinanza e con Fausto D'Egidio, presidente nazionale del Federsed di cui Cordova era rappresentante regionale. Tentò anche la carriera politica nel 2014 candidandosi tra le file del centrosinistra, ma ben presto si accorse che quella non era la strada per lui. La città però gli tributò il riconoscimento del Ciattè d'Oro di cui andava fiero. Non lo dimenticheranno i tanti volontari delle associazioni con le quali collaborava, Anffas, Missione Possibile, Agbe, Ceis, Mensa di San Francesco, Caritas e tante altre. L'ultima battaglia di Cordova, nelle settimane scorse, è stata l'assegnazione della gestione dell'auditorium Castellamare (ex sede circoscrizionale di viale Bovio) alla Laad, che riceve il testimone di una eredità spirituale e culturale proiettata all'innovazione come il presidente avrebbe voluto. Saranno Margherita e Vera, nel futuro, insieme ai loro collaboratori, a portare avanti il sogno di Gianni Cordova perché, ripeteva parafrasando Shakespeare «noi siamo della stessa sostanza dei sogni». La salma sarà tumulata nel cimitero di San Silvestro.

Così lo ha ricordato D’Egidio: «Ha dedicato la sua vita al recupero dei tossicodipendenti e a contrastare una deriva culturale fatta di eccessi e di irresponsabilità individuale e collettiva. E’ stato un pungolo costante, intelligente e rispettoso per gli amministratori regionali e comunali che si sono succeduti negli ultimi 30 anni. Ha avuto numerosi riconoscimenti per il suo impegno in Italia e all’estero, in Europa e in Canada.

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