Addio Igino, protagonista della Resistenza

Rocca di Mezzo, muore a 96 anni uno degli ultimi partigiani. Fu anche medico di Napolitano e Amendola
ROCCA DI MEZZO. Un funerale laico, senza discorsi e alla presenza della sola bandiera dell'associazione nazionale partigiani (Anpi). Così Rocca di Mezzo ieri mattina ha dato l'ultimo saluto a Igino D'Aroma uno dei protagonisti della Resistenza in Abruzzo e fra i fondatori della brigata Marsica. Il corteo di parenti, amici e cittadini ha sfilato in silenzio per il paese dirigendosi verso il cimitero per la tumulazione. Igino D'Aroma aveva compiuto 96 anni, da un po' di tempo era costretto su una sedia a rotelle ma è stato lucido fino agli ultimi istanti della sua vita. La bandiera dell'Anpi è stata scortata dall'attuale presidente provinciale dell'associazione William Giordano, da Fulvio Angelini (ex presidente Anpi) e dallo storico della Resistenza Riccardo Lolli che qualche anno fa scrisse un “quaderno” in cui tratteggiò la figura di Igino D'Aroma. Quel quaderno sarà ora ristampato e già in primavera, d'intesa con la famiglia, verranno organizzate iniziative per ricordare il partigiano “Egidio” nome di battaglia di D’Aroma. Presenti al funerale anche Mauro Di Ciccio e Giovanni Cocciante fino a poche settimane fa sindaco e vice sindaco del paese rocchigiano (il Comune attualmente è commissariato dopo una sentenza del Tar e in attesa delle decisioni del Consiglio di Stato sulla validità o meno delle ultime elezioni).
Iscritto e impegnato politicamente nel Pci non ha mai ricoperto cariche pubbliche. Decise di dedicare la sua vita alla professione medica che ha svolto per lunghi anni a Napoli. A Rocca di Mezzo era tornato dopo la pensione. La sua figura ricorda molto quella di Mario Spallone, il medico di Togliatti. Igino D'Aroma, a Napoli, negli anni dell'immediato secondo dopoguerra, fu il medico di importanti personaggi dell'allora Pci fra cui Giorgio Amendola, Maurizio Valenzi (che poi fu sindaco di Napoli) e Giorgio Napolitano. E nell'aprile del 2011 venuto a sapere della visita del presidente Napolitano all'Aquila in occasione del secondo anniversario del terremoto del 6 aprile 2009, si fece accompagnare nella basilica di Collemaggio e attese fra la folla l'arrivo del suo illustre paziente che lo riconobbe e lo salutò in napoletano.
In una nota l'Anpi così lo ricorda: “Nato ad Aielli nel 1921 ha speso la sua vita nel tentativo di migliorare la società che lo circondava. Tutta la sua esistenza è stata infatti costellata da momenti di impegno civile e politico anche nelle condizioni più difficili. Giovane studente di medicina, già forgiato alle idee democratiche che circolavano nel liceo Torlonia di Avezzano, passa nella sanità militare a Roma città dove nel 1939 si iscrive al Pci benché sottoposto a sorveglianza speciale dall’Ovra (il servizio segreto fascista) accettando l’incarico di distribuire in Abruzzo centinaia di copie di giornali clandestini. Non si sottrae neppure quando le circostanze lo chiamano all’impegno diretto nella Resistenza e in particolare nella direzione della banda patrioti Marsicani. L’Anpi provinciale _ conclude la nota _ ammaina le sue bandiere alla memoria di uno degli ultimi partigiani con l’impegno di seguire le tracce del suo insegnamento per la difesa dei valori della libertà e della democrazia».
Nel 2010 nel corso di un incontro a Pescara Igino D'Aroma consegnò all'allora vice segretario del Pd (e poi presidente del consiglio dei ministri ) Enrico Letta, le sue memorie . Anche la famiglia Letta è originaria di Aielli. Per D'Aroma che diceva di sé «non sono stato un eroe ho fatto solo il mio dovere di antifascista e uomo libero», “l'arma della memoria” non va mai sotterrata e va utilizzata soprattutto quando “sono in pericolo i valori fondanti della nostra democrazia”.

