Addio Jutta, vedova Pilota e “comandante” Benetton con la passione per Senna

15 Luglio 2020

Austriaca, Weinberger aveva 78 anni. Ieri i funerali a Francavilla Santomo: il marito perse 8 miliardi di lire al Casinò, lei non disse nulla

PESCARA. Il suo carattere d'acciaio si addolciva solo quando guardava negli occhi il marito, Gino Pilota, scomparso tredici anni fa a causa di un male che non gli ha dato scampo all'età di 74 anni.
Con la riservatezza che la distingueva, domenica scorsa, se ne è andata a 78 anni anche Jutta Weinberger, la vedova di "Herr Benetton", come in Germania era conosciuto l'imprenditore che ha fatto grande la pallanuoto pescarese e amante della bella vita nei casinò di mezzo mondo. Ma dietro le quinte era lei, Jutta (che significa collina del vino), musa ispiratrice di Pilota, il vero "comandante" dell'impero Benetton. Era lei che gestiva l'immagine e la direzione marketing dei 180 punti vendita nel mondo, compresi quelli pescaresi, da Jeans west a Zero12, sparsi tra corso Umberto, corso Vittorio Emanuele e i portici di via Nicola Fabrizi. Lo rivela Gianni Santomo, oggi mecenate e collezionista di cimeli del Vate ceduti a casa D'Annunzio dove sono in mostra fino a ottobre.
L'imprenditore, che parla dal suo buon retiro di Alanno, è stato a lungo socio in affari di Gino Pilota e amico di famiglia della coppia. Erano i mitici anni '80, in parte '90, quando i commercianti pescaresi facevano soldi a palate con abiti uomo-donna venduti anche oltre il milione di lire. I funerali di Jutta Weinberger, di origini austriache, si sono svolti ieri mattina nella chiesa Santa Madre di Dio, in contrada Pretaro a Francavilla, il quartiere dove la coppia ha vissuto fino agli ultimi istanti di vita. L'ex imprenditrice è morta poche ore dopo l'arrivo all'ospedale di Chieti dove era giunta domenica in gravissime condizioni di salute. I Pilota non hanno avuto figli, lasciano alcuni nipoti. Con la sua scomparsa, si chiude un'epoca d'oro per Pescara che un tempo accoglieva talento, buon gusto ed eleganza.
Santomo, quando ha visto l'ultima volta la signora Jutta?
«E' stato circa sei anni fa. Mi recai a casa sua, in contrada Pretaro, con un colonnello dei carabinieri che era curioso di ammirare la collezione dei cimeli donati dal grande amico di famiglia Ayrton Senna, poco tempo prima che li rubassero. Insieme al casco scomparso, c'erano anche lettere e foto del marito che Jutta custodiva gelosamente. Quando mi vide, scherzando mi disse: "Mi porti in casa i militari?". Purtroppo ho appreso solo stamani (ieri) della sua morte. Viveva in quel villino dopo aver ceduto un'altra dimora a Jarno Trulli».
Che tipo di personalità aveva la signora Pilota?
«Molto riservata, educazione algida ricevuta dal padre, eloquio tagliente, bellissima donna, fascino incredibile, fedelissima di pensiero, carattere fortissimo. Solo quando era accanto al marito, Gino Pilota, si addolciva. Non gli rimproverava mai nulla, neppure quando perdeva somme ingenti al gioco. Si sono conosciuti in Germania, durante il periodo in cui Pilota collaborava con il fratello prestigiatore dopo aver lasciato l'Italia e prima di iniziare a lavorare con i Benetton. Jutta era il "comandante" dell'impero Benetton. Era la direttrice marketing, coordinava tutti i punti vendita e ne curava l'immagine e le vetrine. Anche dei negozi di Pescara, da Zero12 a Jeans west di cui mi sono occupato anch'io fino al 1994. Lei era sempre dietro le quinte, col suo modo di fare riservato, ma aveva il controllo di tutta la situazione. So che frequentava spesso Treviso perché era amica della moglie di Gilberto Benetton».
Che cosa ricorda di quei miliardi persi da Pilota al casinò di Sanremo?
«Nei giorni precedenti aveva vinto molti soldi. Una delle sere successive perse otto miliardi con la roulette truccata. Vinse anche Jutta a un torneo, in quelle stesse ore le consegnarono una Range Rover. Ma delle perdite consistenti del marito non disse mai nulla. Era d'accordo con me. Non potevo rimproverargli niente perché quel denaro era il suo personale, non toccò mai i fondi aziendali. Solo per capire il suo comportamento, dovetti leggere "Il giocatore" di Dostoevskij. Quella perdita alimentò il suo prestigio nei casinò di mezzo mondo dove aveva crediti illimitati, compreso Montecarlo, dove disponeva di un suo terrazzino personale».