Addio Manuel, studente del Galilei La prof: ci hai insegnato a vivere

Il ragazzo, 17 anni, da tempo combatteva contro una malattia. Oggi alle 16 l’ultimo saluto ai Colli Tanti i messaggi di cordoglio e affetto. I compagni della 3ª L di via Vespucci: «Sei stato un esempio»
PESCARA. Ha combattuto fino alla fine, cercando di vivere all’insegna della normalità fin quando ha potuto. Ha frequentato le lezioni, al liceo scientifico Galilei, ogni volta che il fisico glielo ha permesso, visto che le cure al Gemelli lo tenevano lontano da Pescara e lo fiaccavano. Ma la malattia, che aveva scoperto in seconda media, non gli ha lasciato scampo. Aveva 17 anni Manuel Pellegrini, morto nella sua casa ai Colli. Oggi è il giorno dell’addio nel santuario della Madonna dei Sette dolori dove lo abbracceranno per l’ultima volta, alle 16, la mamma Paola, il papà Giacomo, e il fratello maggiore, Jacopo. In queste ore, il dolore attraversa tutta la scuola, dove la speranza che Manuel potesse farcela ha accompagnato tutti fino alla fine, dagli insegnanti ai compagni della terza L del Galilei, primo anno in via Balilla e i successivi in via Vespucci. Tutti lo ricordano con «quel sorriso e quella gioia di vivere», «esempio di coraggio e di forza».
«Le parole, insieme alle lacrime per questa scomparsa, non sono sufficienti per esprimere vicinanza e affetto ai genitori di Manuel, al fratello, ai nonni e ai parenti per la grave perdita», dice il dirigente scolastico del Galilei Carlo Cappello. Nonostante la malattia lo limitasse, per gli interventi subiti e le cure pesanti, nei primi due anni delle superiori ha frequentato regolarmente le lezioni, cercando di mantenere il più possibile quella normalità alla quale non voleva rinunciare. E anche quest’anno ci ha provato, con tutte le sue forze, ma è riuscito a seguire una parte, seppure minima, delle lezioni, alimentando sempre le sue passioni, prime tra tutte, scienze e informatica, i videogiochi, e senza mai perdere i contatti con gli insegnanti.
«Sei volato via, lasciando dentro di noi un grandissimo vuoto» dice la sua prof, che ricorda ancora il primo incontro, quando Manuel voleva «passare inosservato, con la mascherina e il cappellino calato sugli occhi. Ma io li ho visti quegli occhi. Marroni, sfuggenti, schivi, insicuri, intimiditi ma curiosi, pieni di domande non fatte perché volevi sapere se tu la potevi fare, questa scuola», ricorda l’insegnante. «E così, da guerriero, sei entrato nel nostro mondo. Ed è stato un bene, anzi, un dono, perché ci hai insegnato a sorridere sempre e a guardare le cose da una prospettiva diversa, quella di chi sa che il tempo è prezioso. E perché la tua forza, la tua determinazione, ci ha insegnato a non mollare, ad acchiappare quell'attimo di felicità. Un dono perché i tuoi compagni hanno imparato cosa significa lottare per vivere, a credere in se stessi, a volersi e volere bene di più. Un dono perché soltanto vederti seduto al tuo banco era un dono, per me. E un tuo sorriso o una tua battuta illuminava una giornata storta».
E i compagni di scuola: «Abbiamo avuto la fortuna di averti con noi e conoscerti meglio, sempre solare, disponibile e scherzoso nonostante le mille difficoltà che riuscivi sempre a portare in secondo piano. Grazie per averci dimostrato che la vita va affrontata con determinazione e umanità, che serva da lezione a tutti coloro che portano con grande onore il privilegio di aver incrociato il tuo sorriso. Ti vogliamo bene». E dall’ospedale, scrive anche la compagna di classe Valentina Marano: «La vita terrena non è stata duratura per te ma sei riuscito a portare a termine quella che era la tua missione. Hai lottato per vivere contro una forza superiore che ti ha trascinato nella dimensione a cui appartieni, hai dimostrato di essere un combattente e che la paura non è un limite insuperabile. Sei e sei stato un esempio per tutti, ti voglio bene». (f.bu.)
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