Addio Rita Consorte giornalista sempre dalla parte dei deboli

Il cordoglio dell’Ordine: non si è mai arresa alla precarietà E le Donne biancazzurre: appassionata del Pescara calcio
PESCARA. Era una giornalista appassionata, Rita Consorte, morta ieri notte a 48 anni dopo aver trascorso una vita a combattere per ottenere i diritti di persona con disabilità. Lo scorso anno si era persino incatenata davanti alla prefettura, si è sempre spesa, per tutti, con grande energia sulle tematiche sociali che le stavano a cuore. Era malata da tempo, è morta sola, nella sua casa di Spoltore, dove si era trasferita da Pescara. Il suo corpo è stato ritrovato da una donna che l’aiutava nelle pulizie di casa che ha immediatamente chiamato i soccorsi. Una fede biancazzura potente e una grande voglia di vivere che manifestava in ogni occasione. I funerali si terranno oggi alle 16 nella chiesa di Santa Caterina, a Pescara.
«Ora dovrebbero tacere i politici e le istituzioni che non l’hanno aiutata quando lei chiedeva aiuto, incatenata davanti alla prefettura», polemizza Claudio Ferrante, presidente di Carrozzine Determinate, «una umiliazione al pari del suo assegno di invalidità con cui sopravviveva, 313 euro. Con queste cifre è impossibile curarsi e lei rivendicava il diritto al lavoro o a un adeguamento della pensione. E chissà quante Rite ci sono, le persone con gravi disabilità sono abbandonate a loro stesse». Così la ricordano le Donne biancazzurre: «Rita era una cara amica, appassionata del Pescara calcio e grande combattente, sempre in prima linea a difesa delle ingiustizie che la vita le aveva riservato dopo la scomparsa dei genitori e del fratello. Nonostante un vissuto non facile, organizzò una festa per il suo 46° compleanno con un’asta di beneficenza e con la partecipazione di tante vecchie glorie calcistiche».
«Profondo cordoglio» è stato espresso dal Sindacato giornalisti abruzzesi e dal gruppo regionale dell’Unione Stampa sportiva italiana mentre Germana D’Orazio, consigliere dell’Ordine dei Giornalisti Abruzzo commenta: «Rita ha vissuto tutto il travaglio della precarietà professionale, ma non si è mai arresa. Ha sempre difeso le prerogative della professione giornalistica soprattutto quando fatta oggetto di assurde discriminazioni. Ha svolto la professione con grande passione pari al suo profondo legame sportivo con il Pescara calcio».
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