«Adescata su internet ecco come mi sono difesa»

1 Ottobre 2015

Incontro in piazza Salotto tra polizia e studenti dedicato al cyberbullismo E una ragazza rivela: «Attenti a chi chiede foto e a chi fa proposte per la tv»

PESCARA. «Sui social network ho riscontrato tanti tipi di persone. E purtroppo innumerevoli volte hanno cercato di adescarmi, anche se io me ne sono sempre accorta, poiché sono stata in grado di discernere i diversi messaggi». È la testimonianza di una studentessa di un liceo privato della città, Paola (il nome è di fantasia, proprio per prevenire ulteriori cyberbullismi), a margine della manifestazione che si è svolta ieri in piazza Salotto, in cui il compartimento della polizia postale ha incontrato gli studenti degli istituti di istruzione primaria e secondaria, proprio per parlare di cyberbullismo, quella violenza e quella tracotanza che viaggiano on line, principalmente sui social network, in cui spesso, purtroppo, rimangono vittime giovani e minorenni.

«Quello che mi è accaduto», racconta Alessandra, «è che ho riscontrato delle discrepanze tra la proposta e la richiesta», articola la studentessa. «Mi spiego», continua Alessandra. «A me è successo», fa notare, «che c’è stato qualcuno il quale, su Facebook, prima mi ha proposto di andare in televisione, ma poi, successivamente, mi ha chiesto delle foto mie personali. Ora io mi chiedo: perché chiedere delle foto personali, dopo aver sondata la possibilità se andare o no in televisione?». Domande sacrosante, quelle di Alessandra, alle quali si è risposta così:«C’è qualcosa che non va, in questa modalità. E perciò, visto che in questi casi ho intuito che ci fosse qualcosa che non andava per il verso giusto, ho preso delle contromisure non cadendo nell’adescamento».

Ma ad Alessandra non è capitato soltanto di cadere potenzialmente nella rete di qualche malintenzionato, attraverso richieste tra l’altro malcelate.

«Altre volte», aggiunge infatti la studentessa, «ho assistito al fatto che, da profili vuoti di Facebook, mi siano arrivate direttamente immagini scabrose». E anche in queste situazioni, Paola non s’è fatta intimidire.

«Io non sono una vittima», rimarca, «perché ho saputo ben interpretare la reale volontà di queste persone che si celano dietro a queste maschere virtuali. Ma mi domando: a una più ingenua, che cosa potrebbe succedere? Il punto», conclude la studentessa, «è che più ci si riesce a nascondere dietro a nomi falsi o altro consentito dalla Rete, più questi fenomeni si ingigantiscono».

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