«Affacci a rischio crollo» Sequestrati 800 balconi

Ennesimo schiaffo sulla ricostruzione: 550 le famiglie colpite dal divieto
L’AQUILA. Decolla l’inchiesta avviata da Procura e Forestale dopo il crollo di un balcone nel Progetto Case di Cese di Preturo all’Aquila. Ci si trova, pertanto, non di fronte a un caso isolato ma a uno scandalo di dimensioni inattese. Il pericolo di eventi simili dopo i primi riscontri ha spinto gli investigatori a chiedere e ottenere dal giudice Giuseppe Romano Gargarella un provvedimento shock: il sequestro di 800 balconi sui quali fare le verifiche. Per cui, come ha detto il pm Fausto Cardella, sarà vietato affacciarsi. La notizia è stata data in una conferenza stampa nel comando regionale della Forestale, presenti, oltre a Cardella, il comandante provinciale Nevio Savini e il pm Roberta D’Avolio.
I DATI. I balconi, come detto, sono circa 800 a fronte di 494 alloggi prefabbricati antisismici costruiti nel post-terremoto dell’Aquila. Si tratta di edifici del Progetto Case negli insediamenti di Cese di Preturo, Collebrincioni, Coppito 2, Sassa 2 e Arischia. In tutto le piastre interessate sono 22.
L’INDAGINE. Come sottolineato dal procuratore Cardella e dal pm titolare dell’inchiesta Roberta D’Avolio, le ipotesi di reato, per ora contro ignoti, sono di crollo colposo e frode in pubbliche forniture. Al maxi-sequestro si è arrivati in quanto per legge dev’esserci la conservazione della prova contro il rischio manomissione. Lunedì, quindi, comincerà da Cese di Preturo la fase dell’apposizione dei sigilli che, tra l’altro, come ha spiegato il procuratore, saranno utili per evitare l’utilizzo degli stessi come prescritto anche nell’ordinanza del sindaco dell’Aquila subito dopo il crollo. «La nostra azione è anche per ricordare agli inquilini che non è cosa sicura uscire sui balconi». Così il Procuratore della Repubblica dell’Aquila, il quale ha aggiunto che «l’apposizione dei sigilli a 800 balconi sarà effettuata in una maniera la meno invasiva possibile. Anzi, colgo l’occasione per scusarmi fin d’ora per i disagi che si potrebbero creare per i cittadini». Subito dopo il crollo delle settimane scorse, il sindaco dell’Aquila aveva parlato di «difetti di costruzione».
L’inchiesta della Procura, oltre alla ipotesi di reato di crollo colposo e frode nelle pubbliche forniture, sta prendendo in esame anche eventuali responsabilità nel processo di manutenzione ordinaria e straordinaria.
L’indagine sul legname fornito dalla azienda Safwood (fallita) per un appalto di 11 milioni, e che non sarebbe stato della qualità richiesta, è della Procura di Piacenza: in essa, oltre a varie ipotesi di bancarotta fraudolenta, si ipotizzava anche il reato di truffa per aver partecipato all’appalto per la ricostruzione post-terremoto in Abruzzo presentando credenziali false. Cardella ha detto che ancora non possiede gli atti di Piacenza.
IL DECRETO. Il giudice Gargarella ha emesso il provvedimento di decreto per via di un pericolo obiettivo di crollo visto che «è emerso che esiste un deficit strutturale dei 800 balconi, 350 presentano condizioni statiche critiche e 400 presentano condizioni non ottime, ulteriori 50 appartenenti alla piastra 19 (quella in cui si è verificato il crollo) risultano da puntellare con urgenza».
Il giudice motiva il drastico provvedimento anche sulla scorta che «sussista il fondato concreto e attuale rischio di reiterazione, protrazione e aggravamento del reato di crollo colposo nonché il pericolo per l’incolumità fisica per i dimoranti negli appartamenti come pure degli utenti occasionali». Evidenziato, inoltre, «il possibile collasso di altri balconi connotato da alta pericolosità». I timori, ovviamente, nascono dalle prime analisi della Forestale sul crollo del balcone che non era ancorato ed era formato da legno scadente. E, infatti, i tecnici sanno bene che il crollo di un balcone è un evento rarissimo. E quando accade ci sono degli errori grossolani.
INQUINAMENTO PROVE. «Vi è fondato motivo», dice ancora il giudice, «di ritenere che la libera disponibilità da parte dell’ente gestore e proprietario dell’immobile possa modificare lo stato dei luoghi impedendo così di poter svolgere i previsti approfondimenti necessari sulla tipologia costruttiva e sui materiali utilizzati nell’instaurando incidente probatorio che questo ufficio intende promuovere».
PRESCRIZIONE. Nel corso della conferenza stampa è stato ribadito che si tenterà di andare avanti con la massima celerità visto che i fatti risalgono al 2009 e, dunque, si avvicina pericolosamente il rischio prescrizione di sette anni e mezzo.
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