Affari marsicani col tesoro del boss

22 Febbraio 2017

Il precedente: dai fondi mafiosi di Ciancimino al complesso turistico La Contea

TAGLIACOZZO. Avrebbero utilizzato parte del tesoro del boss siciliano Vito Ciancimino per la realizzazione del complesso turistico “La Contea”. Per questo furono accusati l’ex assessore di Tagliacozzo e imprenditore Nino Zangari, e i fratelli Augusto e Achille Ricci. L’indagine era partita dalla Procura di Avezzano e i sequestri sono avvenuti nella Marisca. Secondo l’accusa, sulla società Sirco spa e sul complesso turistico “La Contea” di Tagliacozzo, appartenente alla società Alba d’Oro srl, era confluito denaro di provenienza illecita. Zangari, al 2007, deteneva il 16,5% del capitale sociale della società, Augusto Ricci il 17% del capitale della stessa società, mentre il fratello il 16,5%: quindi, in totale, la metà dell’intero capitale. Il tribunale dell’Aquila aveva disposto la confisca delle quote della società Alba d’Oro e della società Marsica Plastica srl. I giudici avevano rigettato la proposta di misura di prevenzione patrimoniale. Poi la Corte aveva revocato tutti i provvedimenti di confisca. Nel progetto edilizio della struttura di Tagliacozzo sarebbero stati investiti, sempre secondo l’accusa, un milione 610mila euro tramite la holding Sirco, una società siciliana che era controllata da Ciancimino tramite Gianni Lapis, amministratore del patrimonio della famiglia dell’ex sindaco colluso con la mafia. I soldi erano legati agli appalti della società Gas, secondo i pm di Palermo Nino Di Matteo, Sergio Demontis, Paolo Guido e l’ex procuratore aggiunto Antonio Ingroia, e sarebbero serviti per pagare politici di tutti gli schieramenti. Il prestanome delle quote dell’ex sindaco era, sempre secondo l’inchiesta, proprio Lapis. I tre imprenditori di Tagliacozzo hanno sempre respinto tutte le accuse sostenendo di aver lavorato a un progetto imprenditoriale senza conoscere la provenienza dei fondi altrui. Nel 2015 le quote della società Alba d’oro sono state dissequestrate. La Corte d’appello dell’Aquila, infatti, dopo una serie di ricorsi e controricorsi, ha deciso di mantenere la confisca solo per un milione 610mila euro, il famoso bonifico emesso dalla holding Sirco.

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