Affonda il piano di salvataggio: anche la Oma verso il fallimento

23 Ottobre 2019

Dopo il crac della Holding Angelucci, dichiarato ieri inammissibile il concordato preventivo presentato  dalla società dell’ex presidente di Confindustria. Oggi sit-in dei lavoratori davanti alla sede di Castiglione

PESCARA. Anche per la Oma di Castiglione a Casauria (Officina Metalmeccanica Angelucci spa), lo stabilimento di proprietà dell'imprenditore Mauro Angelucci, ex presidente di Confindustria Abruzzo ed ex presidente della Camera di Commercio di Chieti e Pescara, si aprono le porte del fallimento.
Ieri mattina, il giudice Marganella ha decretato l'inammissibilità del concordato preventivo (a cui peraltro non aveva fatto seguito il deposito dell'indispensabile piano concordatario) che era stato presentato dalla società all'inizio dell'anno nel disperato tentativo di salvare lo stabilimento che occupa 330 lavoratori, che stamane attueranno un sit-in di fronte allo stabilimento.
Uno dei legali della società, Roberto Milia, davanti al giudice ieri ha ufficialmente rinunciato al concordato e il giudice non ha potuto far altro che dichiarare quella procedura inammissibile e riservarsi la decisione per il fallimento che verrà dichiarato da qui a qualche giorno, anche alla luce di una istanza di fallimento già depositata da parte di uno dei creditori della Oma. Una svolta annunciata visto che il concordato venne presentato in bianco in attesa di definire la trattativa con un imprenditore abruzzese, Isaia Di Carlo, che aveva dato la sua disponibilità a rilevare lo stabilimento, mantenendo così i posti di lavoro.
Ma purtroppo le questioni societarie del gruppo Angelucci, per il quale il tribunale di Pescara ha decretato anche il fallimento della Holding Angelucci, con sentenza depositata proprio qualche giorno fa, il 18 ottobre, sono precipitate. Il concordato in bianco era stato presentato quando ancora non erano stati analizzati i bilanci che sembravano perfetti: ma così non era. Quindi, quando i legali dell'imprenditore se ne sono resi conto, hanno deciso di far presentare in procura Angelucci che, al termine di un lungo interrogatorio nel corso del quale si è autodenunciato per i falsi in bilancio e la bancarotta, è finito nel registro degli indagati con l'accusa di bancarotta fraudolenta. Per tornare alla Oma, quando è venuto fuori che i bilanci non erano poi così cristallini e soprattutto quando il tribunale si era dichiarato propenso a indire una gara per trovare l'investitore disposto a rilevare l'azienda, l'imprenditore Di Carlo si è tirato indietro e, saltata anche quella possibile strada, il cammino della Oma era ormai segnato. Lo stabilimento, che ha sedi in Romania e in Toscana, e che peraltro manteneva una produzione attiva, continuerà a vivere fino a quando non smaltirà le commesse in corso e dunque per altri cinque mesi circa. I sindacati, preoccupati delle notizie sul concordato Oma e sull'auto fallimento della Holding di famiglia, erano scesi in campo a difesa dei 330 lavoratori e delle loro famiglie, chiamando in causa la Regione Abruzzo per imbastire un piano capace di salvaguardare l'occupazione di quei lavoratori. Ma la posizione del gruppo Angelucci era ormai compromessa, come ha sottolineato anche il tribunale nella sentenza di fallimento della Holding. Con un'esposizione debitoria di oltre 25 milioni di euro e con «una incapacità di far fronte ai propri debiti», si legge in sentenza, «ulteriormente comprovata dall'intervenuta escussione, da parte della Simest spa, della garanzia di 10 milioni di euro, a suo tempo prestata per l'acquisto di una quota sociale nella partecipata Oma».
Adesso i riflettori sono puntati tutti sull’inchiesta penale, piuttosto corposa, che stanno seguendo i magistrati della procura e le cui indagini sono affidate alle mani esperte degli uomini del colonnello Luca Lauro della guardia di finanza.