Aggrediti e rapinati in pineta Scoperto il branco del pestaggio

Le vittime sono un 15enne e un 19enne: di notte sono stati accerchiati, picchiati e derubati dei telefonini La polizia denuncia tre ragazzi: al più giovane il giudice impone la scuola e di non uscire dopo le 23
PESCARA. Due giovani aggrediti da un branco, rapinati e poi finiti in ospedale. L’episodio risale al 2 settembre e ora, a distanza di quasi tre mesi, si chiude il cerchio. La polizia ha denunciato per rapina aggravata e lesioni volontarie i tre presunti autori di cui uno, R.S., all’epoca era minorenne e ora 18enne, pescarese, mentre gli altri due hanno 22 e 18 anni (le iniziali del nome sono V.S. e L.D.G.). E per il minorenne sono scattate delle prescrizioni.
Attorno alle 2.45, le vittime, di 15 e 19 anni, si allontanano da uno stabilimento balneare sulla riviera nord verso la pineta. Si avvicinano 6 o 7 giovani che chiedono in prestito il cellulare, per fare una telefonata. Di fronte alla risposta negativa il gruppetto assume un fare minaccioso e si dispone in posizione di accerchiamento.
Dalla richiesta si passa all’ordine: pretendono di avere il cellulare e passano alle mani. Un bullo sferra un pugno a uno dei due malcapitati, un secondo bullo mette le mani addosso all’altro giovane. E da lì parte una scarica di botte, di fronte alla quale una delle vittime riesce a fuggire, dopo aver tentato di schivare i colpi.
Ma gli aggressori non si arrendono e lo inseguono, lo circondano e gli rubano il cellulare, oltre alle chiavi dell’auto, la carta di identità e la patente fino a quando riesce a divincolarsi e a chiedere aiuto. Lo raggiunge un’ambulanza del 118 che lo trasporta in ospedale dove gli vengono diagnosticate delle “infrazioni di ossa nasali”, guaribili in 21 giorni.
Al suo amico non va affatto meglio, purtroppo. Anche lui viene picchiato e si vede portare via un cellulare, il portamonete con alcuni documenti e la tessera Poste pay. Pure lui raggiunge l’ospedale, dove i medici lo giudicano guaribile in otto giorni, per un trauma cranico.
Dopo la denuncia in questura, partono le indagini della squadra mobile, diretta da Dante Cosentino. Grazie agli elementi messi insieme dagli investigatori viene confezionato un fascicolo fotografico dei possibili autori della rapina. E le vittime riconoscono i volti di chi li ha picchiati. Il minorenne, sentito dal personale della questura, ammette le proprie responsabilità di fronte al proprio avvocato e dice che si è trattato di una «bravata». Per il giudice del Tribunale per i minorenni Cristina Tettamanti il giovane si è reso responsabile di un gesto «efferato, compiuto per mero divertimento e senza un effettivo scopo di lucro», visto che gli oggetti rubati sono stati buttati via.
Si è avvalso, scrive il giudice nel provvedimento, «della forza intimidatrice del branco e di sodali con i quali deve ritenersi avvezzo alla commissione» di gesti simili. Un comportamento «leggero», aggiunge il giudice, messo in atto «con spirito di rivalsa e per orgoglio». Un’aggressione a cui non è stato dato troppo peso dagli stessi protagonisti, visto che subito dopo il minorenne è andato a ballare in uno stabilimento.
Come se nulla fosse. Per evitare una «escalation criminosa», il giudice ha disposto che R.S. segua un percorso scolastico o si trovi un lavoro, non esca da casa prima delle 7 e non rientri dopo le 23. Dovrà mantenere frequenti contatti con i servizi sociali e non frequentare soggetti pregiudicati o con precedenti penali.
La procura di Pescara sta esaminando, invece, la posizione degli altri due.
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