Aggredito perché gay, indagini della Digos

2 Agosto 2023

Si cerca nelle telecamere il volto del responsabile. E le associazioni offrono assistenza legale al 35enne

PESCARA. Si cerca nelle riprese delle telecamere ma anche tra eventuali testimoni. La polizia è al lavoro sull’aggressione subita da un 35enne di Roseto nella notte tra domenica e lunedì sulla riviera nord di Pescara. Un giovane, che lui non conosceva, lo ha colpito con uno schiaffo dopo essersi informato sulla sua omosessualità e poi è fuggito facendo perdere le tracce, mentre a poca distanza c’era il suo gruppetto, una decina di persone che da un po’ stavano sfottendo il 35enne e i suoi amici, a poca distanza da uno stabilimento dove c’era stata una serata gay friendly. Ieri il 35enne ha presentato querela e raccontato l’accaduto ai poliziotti, nella speranza che venga identificato il colpevole. E mentre la Digos, diretta da Dante Cosentino, avviava subito le indagini anche raggiungendo la zona dell’aggressione e acquisendo le immagini delle telecamere, alla vittima sono arrivati diversi messaggi di solidarietà.
«L’ennesima aggressione a Pescara ci ricorda che l’omofobia esiste ma purtroppo le forze politiche di destra la coprono e alimentano», ha commentato Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, coordinamento di Unione Popolare. «Il fatto che i responsabili dell'aggressione siano giovanissimi mostra quanto sia indispensabile che nelle scuole si educhi al rispetto. Esprimo solidarietà alla persona aggredita e la più netta condanna dell'episodio», ha proseguito chiedendo «una legge contro l'omofobia».
Offrono al ragazzo assistenza legale, se lo vorrà, Mazì Arcigay Pescara, Jonathan Diritti in Movimento e La Formica Viola, che commentano l’aggressione, avvenuta attorno alle 3.30. Il 35enne aveva appena ammesso di essere gay, rispondendo alla domanda diretta del giovane che lo sfotteva, quando è stato raggiunto da dietro da uno schiaffo sul volto, ed è finito in ospedale. Le tre associazioni prendono spunto da questo fatto per dire che continueranno «le battaglie volte al raggiungimento dei diritti assenti in Italia e a chiedere a gran voce l’introduzione, a livello legislativo, dell’aggravante per i crimini mossi da odio omolesbobitransfobico. È ancora necessario continuare a lottare affinché questa società diventi davvero accogliente e aperta», dicono. Benedetta La Penna, dell’Arci, esprime «massima vicinanza e solidarietà al ragazzo aggredito, nella speranza che la sua voce e ciò che gli è accaduto possano essere l'ennesimo monito per una presa urgente di posizione delle amministrazioni locali, regionali e nazionali nei confronti dei diritti della comunità LGBTQI+». In città, dice, quello dell’altra notte è stato «l'ennesimo attacco omofobo: un fenomeno che aumenta drasticamente, segno che la cultura dell'odio e dell'intolleranza sta prendendo sempre più piede in una società che non ci permette più di amare chi vogliamo». E anche l’Arci chiede «una legge», che consentirebbe di raggiungere la «libertà, senza la paura di insulti, botte, omicidi. Sta diventando sempre più evidente la mancanza di empatia e di rispetto, una violazione dei diritti che non può più perpetuare in una società civile». (f.bu.)