Aggressione, popolese in libertà
Revocato l’obbligo di dimora a Cavaliere, il Dna aiuta la difesa
POPOLI. L’obbligo di dimora scivola nel più blando obbligo di firma, due volte a settimana in caserma, e consente a Pietro Cavaliere, 25enne di Popoli, di riassaporare la libertà a quattro mesi dall’arresto per la violenta aggressione subìta in strada da un giovane ucraino, picchiato selvaggiamente al volto. Cavaliere era finito ai domiciliari per tentato omicidio insieme a un coetaneo di Pratola perché ritenuto responsabile di quel pestaggio, avvenuto il 9 marzo, di notte e senza testimoni. La vittima venne sottoposta a un delicatissimo intervento al cervello. Cavaliere, davanti al giudice dopo l’arresto, si era avvalso della facoltà di non rispondere. La procura aveva sequestrato nella sua abitazione un tirapugni, ritenendo che fosse stato usato dal giovane per colpire il 21enne ucraino. Nel corso dell’incidente probatorio resosi necessario per stabilire se sul tirapugni ci fossero tracce del Dna della vittima, le conclusioni del professor Stuppia hanno escluso che l’arnese sia stato utilizzato, sposando così le conclusioni della difesa, rappresentata dagli avvocati Pierluigi Giampaolo e Tommaso Marchese. I legali hanno subito chiesto al gip Maria Michela Di Fine l’attenuazione della misura, nel frattempo passata dai domiciliari all’obbligo di dimora. Che adesso è stato revocato.

