Aggressioni in carcere Uil e Cgil contro la sezione psichiatrica

15 Marzo 2017

PESCARA. I sindacati chiedono soluzioni per la casa circondariale di Pescara. E lo fanno dopo le aggressioni nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria che hanno creato preoccupazione tra i...

PESCARA. I sindacati chiedono soluzioni per la casa circondariale di Pescara. E lo fanno dopo le aggressioni nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria che hanno creato preoccupazione tra i lavoratori e tra i loro rappresentanti.

Nel corso di un incontro con la direzione della casa circondariale, la Uil Pa Polizia Penitenziaria ha sollecitato la «chiusura immediata della sezione per detenuti psichiatrici del carcere». La questione, spiega il vice segretario regionale del sindacato, Mauro Nardella, riguarda i detenuti «infermità psichica» o con «vizio parziale di mente», la cui gestione viene demandata all’istituto di pena, «non essendoci più gli ospedali psichiatrici giudiziari». Ciò avviene nonostante in carcere manchino «mezzi e personale adeguatamente formato per la gestione dei soggetti psicotici» per cui c’è il rischio, così come è accaduto di recente, che le aggressioni «diventino sempre più frequenti». Il carcere è diventato, suo malgrado, «un surrogato di ospedale psichiatrico giudiziario con la differenza paradossale che la sezione del penitenziario si sta rivelando un rimedio peggiore del male». Ad aggravare la situazione c’è «un pericoloso incremento dei detenuti, passati da 260 a 306 attuali, riportando alla ribalta il problema del sovraffollamento carcerario, nonostante la lenta ma continua deflazione di personale di polizia penitenziaria». Il sindacato ha sollecitato quindi «l'invio di un congruo numero di agenti e/o il rientro in sede di tutti i poliziotti penitenziari impegnati in altre sedi» .

Interviene anche la Cgil, con il delegato sindacale della Fp Maurizio La Cioppa e il segretario provinciale Fp Stefano Di Domizio. Anche per loro la chiusura degli ospedali psichiatrici ha creato un problema, in carcere, perché gli agenti «non hanno una preparazione professionale adeguata a trattare questi detenuti», non hanno usufruito di «riqualificazione e aggiornamento necessari ad affrontare la novità» e se si volevano consentire migliori condizioni di vita ai detenuti psichiatrici in realtà si è solo «aumentata la tensione» e le criticità sono «all’ordine del giorno». A ciò si aggiunga che, dovendo ampliare gli spazi per i detenuti, si è deciso di mettere loro a disposizione i corridoi delle sezioni, «senza realizzare locali adeguati e senza potenziare il personale». E così un solo agente può trovarsi a sorvegliare spazi frequentati da 40 e più detenuti. Per la Cgil sono necessari degli investimenti, per garantire detenuti e polizia penitenziaria.

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