Aggressioni, l’appello del sindaco: «Lezione esemplare ai violenti»

Masci dopo gli ultimi episodi nella palestra e in riviera: «I responsabili non devono restare impuniti» E puntualizza: «Ma Pescara non è affatto una città insicura, anzi: chi sbaglia viene subito individuato»
PESCARA. «Assistiamo a violenze che non trovano giustificazione. In alcuni casi sono lo sfogo di frustrazioni personali o l’espressione di una condizione di vita disagiata. Ma questo non vuol dire che Pescara sia una città insicura. Una città insicura è un’altra cosa. E i responsabili non devono rimanere impuniti, anche se ci si sentono». Il sindaco Carlo Masci guarda gli episodi di violenza che si sono verificati di recente in città come «questioni che vanno esaminate dal punto di vista sociologico, anziché arrivare a dire subito che viviamo in un posto poco sicuro, perché così non è. Anzi, qui a Pescara le forze dell’ordine e il Comitato per l’ordine pubblico funzionano, e i fatti a cui abbiamo assistito, quelli che hanno fatto più scalpore, sono stati definiti con l’identificazione del responsabile», dice il primo cittadino pensando, ad esempio, ai colpi di pistola esplosi ad aprile nel ristorante di piazza Salotto, alla recente aggressione della 21enne all’interno di una palestra, e al pestaggio a colpi di mazza da baseball di due giorni fa, sul lungomare nord.
«Rispetto ai parametri a cui siamo abituati, accadono fatti che appaiono inspiegabili», commenta Masci pensando anche ai comportamenti dei giovanissimi, in alcuni casi fuori controllo. La violenza, gratuita, sproporzionata rispetto alla scintilla che l’ha provocata, «genera allarme sociale, su questo non c’è dubbio. E accade perché c’è una legislazione molto leggera, se posso usare questo termine: serve una legislazione più ferma, altrimenti non ci sono gli strumenti adeguati per agire di fronte a certi fatti che, per l’appunto, creano preoccupazione. Ma l’allarme sociale è diverso dalla mancanza di sicurezza», riflette sempre Masci. «Chi compie determinati gesti, che sia un illecito amministrativo o un reato penale, evidentemente capisce il disvalore sociale solo se subisce una conseguenza che, quindi, ci deve essere. Penso, ad esempio, alla messa in prova ai servizi sociali, che potrebbe essere utile in determinati casi».
Di certo «non si può pensare che i controlli in città possano contrastare determinati fatti. Se una persona va in giro con una mazza da baseball, e poi la usa per picchiare un’altra persona solo per risolvere una questione di cuore, come si fa a controllare? È un individuo fuori dal consesso sociale. È chiaro, purtroppo, che la società si sia disgregata nei valori, non ci sono più i punti di riferimento di una volta, non c’è più il “noi”, ognuno pensa solo a se stesso, a giustificarsi se commette qualcosa che non andrebbe fatto, anzi piuttosto attacca altri, comprese le istituzioni. Non sempre esistono delle sanzioni ma non ci si può sentire impuniti, specie qui a Pescara dove si è arrivati sempre all’identificazione, e lo dimostrano gli ultimi fatti. Ma è anche importante ripartire dalla scuola, dalla famiglia. Dalle basi».

