Aids, aumentano i casi: in regione sono trecento

20 Settembre 2024

Il convegno domani all’Aquila per fare il punto sulla situazione che preoccupa Il primario Grimaldi: «Un virus sessualmente trasmissibile non ancora sconfitto»

L'AQUILA. Aumentano i malati di Aids in Abruzzo. La terza regione in Italia, dopo Lazio e Toscana, con un'incidenza di 3,9 casi ogni 100mila abitanti.
Oggi, in regione, si contano 300 pazienti affetti dal virus dell'Hiv: il numero delle nuove diagnosi, secondo i dati diffusi dall'Istituto superiore di sanità, è passato da 12 a 48 in appena due anni, dal 2020 al 2022. Un aumento esponenziale, del 100% all'anno. Dal 2006 al 2022 il totale delle infezioni è stato di 553 casi. L'incidenza supera i 3,5 contagi ogni 100mila abitanti nelle province dell'Aquila e di Teramo, mentre risulta di poco inferiore a 3 a Pescara e Chieti.
In Italia, nel 2022, sono state registrate oltre 2.000 nuove infezioni Aids, di cui un terzo diagnosticate già in fase avanzata: dati che dimostrano come il virus dell'Hiv sua ancora una patologia di largo impatto. Il tema, insieme a quello delle nuove terapie, sarà al centro del congresso nazionale "Hiv clinical prAQtice", in programma all’Aquila, domani, alle 9 al centro congressi "Luigi Zordan", in piazza San Basilio. Al convegno, promosso da Alessandro Grimaldi, direttore del dipartimento medico della Asl Avezzano-Sulmona-L'Aquila e direttore del reparto di malattie infettive del San Salvatore, prenderanno parte giovani infettivologi, medici di base e specialisti di diverse regioni italiane.
«L'Abruzzo fa registrare un aumento evidente dei casi di infezione da Hiv», spiega Grimaldi, «un virus sessualmente trasmissibile non ancora sconfitto, ma che viene curato in tutti i centri di malattie infettive con farmaci innovativi. Fondamentale, tuttavia, è una diagnosi precoce. Oggi a disposizione abbiamo anche terapie preventive come la Prep, che prevede l'assunzione di farmaci retro virali prima di un potenziale rapporto a rischio. Il farmaco viene distribuito gratuitamente e deve essere assunto, in via preventiva, dai soggetti che hanno rapporti occasionali omosessuali ed eterosessuali».
L'Hiv attualmente si cura in modo diverso e più efficace rispetto al passato. «È sufficiente un'iniezione ogni due mesi», dice Grimaldi, «anche l'incidenza della mortalità è scesa grazie alle terapie che hanno allungato la vita dei pazienti». La prevenzione resta il passaggio fondamentale per arginare la diffusione della malattia: è sufficiente un semplice test, che può essere eseguito in anonimato nei reparti di malattie infettive, per verificare la presenza del virus. Delle nuove frontiere della prevenzionee della diffusione del virus dell'Hiv si parlerà, specificatamente, nel corso dei lavori articolati secondo un format ibrido: le tematiche verranno trattate con presentazioni frontali e focus riservati a piccoli gruppi. Gli spazi di approfondimento coinvolgeranno ricercatori provenienti dalle maggiori università italiane e medici ospedalieri specializzati nella cura dell'infezione da Hiv, coordinati da Alberto Borghetti, professore del reparto malattie infettive dell’Università di Pisa e da Arturo Ciccullo, dirigente medico di malattie infettive dell'ospedale dell'Aquila.
Ampio spazio verrà riservato ai nuovi approcci terapeutici e a una visione della terapia antiretrovirale sempre più incentrata sulle necessità dei malati. «L’obiettivo», conclude Grimaldi, «è veicolare il messaggio della necessità di una diagnosi precoce, per iniziare subito una terapia efficace e ben tollerata».