Al lavoro per evitare una Rigopiano 2

La realizzazione della carta regionale del pericolo valanghe è partita a marzo. I tecnici la completeranno nel 2021
PESCARA. Che cosa accade dietro le quinte dell’inchiesta che cerca di individuare i responsabili di 29 morti? A che punto si trova la Carta per la localizzazione del pericolo valanghe (Clpv) che avrebbe potuto evitare la tragedia di Rigopiano?
I lavori per realizzarla sono partiti quattro mesi fa. Il contratto con Aia Engineering è stato sottoscritto il 3 marzo. Aia Engineering di Trento è la società capofila del raggruppamento temporaneo di imprese che ha vinto la gara d’appalto e di cui fa parte anche il geologo Roberto Nevini, docente all'Università di Siena, che ha realizzato la maggior parte delle Clpv sull'arco alpino.
PRIMAVERA D’ABRUZZO. Il tempo a disposizione per terminarla è di 36 mesi: l'Abruzzo avrà la carta che può evitare una Rigopiano 2 entro la primavera del 2021.
Ma spulciando tra i documenti della Regione, alla vigilia dell'ultimo interrogatorio dei 39 indagati per i morti di Rigopiano, quello di Mario Mazzocca, sottosegretario di giunta con delega alla Protezione civile, che sarà sentito oggi alle 15 in Procura a Pescara, si scoprono particolari inediti.
MAXI RIBASSO. Particolari come quello che l'aggiudicazione definitiva della gara per la realizzazione della carta è avvenuta il 7 febbraio scorso, più di un anno dopo la tragedia del resort, e che il raggruppamento, composto oltre che da Aia Engineering anche da Ic srl, Soildata e dall’ingegner Mauro Barberi, si è aggiudicato l’appalto con un ribasso del 46,02% che corrisponde 558mila euro. Nell'intestazione del capitolato si legge che la Clpv regionale dovrà riguardare «tutti i territori abruzzesi al di sopra di 1.000 metri sul livello del mare con il 25% di pendenza» Ma si scopre dal verbale di una riunione del Coreneva (il Comitato tecnico regionale per lo studio della neve e delle valanghe) del 16 febbraio scorso, successiva all'aggiudicazione, l’inserimento di sostanziale integrazione all’appalto.
LA SCOSSA. Una integrazione che mette in relazione tra di loro il rischio valanghe con il terremoto, come accadde quel maledetto 18 gennaio del 2017. La frase inserita è questa: «Tra le cause si segnala attenzione nella possibilità di rilevare la connessione dell'evento valanghivo con la concomitanza di eventi sismici».
Ma c’è anche un altro verbale del Coreneva che aiuta a comprendere lo stato dell'arte. I tecnici del comitato, con a capo il coordinatore Sabatino Belmaggio, decidono infatti di inserire nella Clpv in corso di realizzazione anche un altro studio partito molto prima, che riguarda il massiccio del Gran Sasso d'Italia.
PRIMA IL GRAN SASSO. È il 28 febbraio del 2017, oltre un mese dopo la valanga di Rigopiano, quando la giunta regionale approva la prima Clpv d'Abruzzo e chiede ai Comuni interessati di inviare una serie di documenti utili per l'adozione definitiva di questa carta del pericolo. Documenti, si legge nella delibera, che permetteranno di scendere nei particolari creando una carta dei rischi locali di valanga. Nelle more di questa richiesta, la giunta impone, a titolo cautelativo, di sospendere «l'edificazione nonché la realizzazione di impianti e infrastrutture ai fini residenziali, produttivi e di carattere industriale oltre che turistico». La stessa Regione scrive ai sindaci dell'Aquila, Pizzoli e Pietracamela che, nella primavera del 2017, vengono invitati a presentare osservazioni alla prima Clpv riferita al settore occidentale del Gran Sasso.
In tempi diversi, quei primi cittadini, attraverso i propri dirigenti, segnalano gli immobili e gli impianti identificati catastalmente nelle aree a rischio «ricadenti nella zona di accumulo di una potenziale valanghe estrema».
CON IL SENNO DI POI. In pratica i tre sindaci mettono in atto quello che sarebbe stato necessario e provvidenziale anche per Rigopiano. Nelle mappe inviate da due di loro ritroviamo rifugi di montagna, ricoveri per animali e persino un depuratore. I Comuni di Pizzoli e L'Aquila sono stati solerti, a differenza di Pietracamela.
Un anno dopo, il Coreneva scrive che la carta della localizzazione del pericolo valanghe evidenzia, all'interno del territorio comunale dell'Aquila, Pizzoli e Pietracamela, «l'esistenza di arie antropizzate potenzialmente esposte al pericolo valanghe, pertanto la frequentazione delle opere di infrastrutture presenti, nelle more della realizzazione di una carta locale dei rischi da valanga, è possibile solo attraverso un'azione continua e coordinata di monitoraggio».
IL DIVIETO VITALE. Le cautele sono ora vere priorità. Tirando le somme di questa indagine giornalistica condotta su delibere e verbali della Regione, per scoprire la situazione attuale di come in Abruzzo si fa prevenzione dopo la tragedia costata la vita a 29 persone, si scopre che le cautele salite al primo posto. Ed è importante saperlo dal momento che solo l'adozione definitiva della carta della localizzazione del pericolo da valanga permetterà al Coreneva di prendere la più vitale delle decisioni, quella di dare lo stop e inibire senza alcuna deroga le zone a rischio. Così infatti si legge in uno degli atti di cui il Centro è venuto in possesso: «La Clpv comporta in particolare che qualora le condizioni di rischio siano ritenute eccezionali ed attuali, il comitato può prescrivere l'immediata sospensione di ogni utilizzazione delle opere e delle aree, condizionandone il ripristino alla preventiva realizzazione di idonei interventi di difesa». È la frase chiave che scongiura una Rigopiano 2.
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