Al liceo Classico arriva il nuovo corso Biomedico

Attivo dal prossimo anno, consentirà ai ragazzi una maggiore preparazione ai test d’ingresso delle facoltà universitarie a numero chiuso dell’area sanitaria
PESCARA. Dal prossimo anno, chi si iscrive al liceo classico “Gabriele D'Annunzio” di Pescara potrà scegliere di seguire un percorso di studio a indirizzo Biomedico. E' la grande novità che presenta con orgoglio la dirigente Donatella D'Amico per andare incontro alle esigenze sempre più pressanti degli studenti che alla fine della scuola hanno intenzione di scegliere facoltà universitarie dell'area sanitaria. Un percorso interessante e per ora unico in Abruzzo che, senza snaturare affatto l'impronta umanistica per eccellenza del liceo classico, cerca di rispondere alle esigenze attuali di preparazione che provengono dal mondo universitario e lavorativo.
Un'idea tutta agganciata alle nostre professionalità territoriali attraverso convenzioni che la scuola ha stipulato con gli Ordini dei Medici, dei Farmacisti, degli Odontoiatri, con l'università D'Annunzio Chieti-Pescara e con associazioni che si occupano di medicina preventiva come la Lilt.
Entusiasmo raccolto anche dal rettore dell'università D'Annunzio Chieti-Pescara, Sergio Caputi, che vede il futuro nella Biomedicina e per il quale «dare una seppur parziale preparazione già dalle scuole superiori è una bella idea che porterà sicuramente a una maggiore preparazione ai test di ingresso per le facoltà a numero programmato. Anche per evitare il massiccio ingresso in Italia di laureati in università europee che non forniscono la stessa preparazione degli atenei italiani».
Dunque, Ippocrate chiama e la scuola risponde. «Le statistiche dicono che una larga fetta della nostra popolazione scolastica sceglie dopo il diploma facoltà universitarie a indirizzo biomedico come Medicina, Farmacia, Odontoiatria, Veterinaria, biologia, biotecnologie e Ingegneria Biomedica», afferma la preside D'Amico, «ma purtroppo le selezioni poi diventano barriere difficili da superare. Oggi la scuola italiana non è strutturata in modo da acquisire metodi per superare i test ma è in questa ottica, e grazie a uno staff di nostri docenti appassionati, che abbiamo deciso di strutturare questo percorso, dove è sempre fondamentale lo studio delle lingue classiche, ossia il greco e il latino, in quanto giusto approccio per avvicinarsi all'area medica, affiancate però dallo studio della logica e da un potenziamento delle materie scientifiche come biologia e chimica».
Nel percorso biomedico, dunque, nulla si toglie alle 27 ore del tradizionale piano didattico, ma si aggiungono 3 ore nel biennio, di cui 2 di logica e una di scienze, e solo una in più di scienze nel triennio in quanto l'insegnamento di 3 ore di logica è inserito nella materia curricolare della filosofia. «La filosofia della scienza e della bioetica sono correnti dell'avanguardia del Novecento», spiega Roberto Rubino, docente di filosofia e di logica, «e la logica è una parte fondamentale per la costruzione della conoscenza da parte dello studente, in quanto permette di avviare ragionamenti induttivi e deduttivi che mettono in relazione la valanga di dati che somministra la scuola ogni anno».
D'altronde, anche il greco - come fa notare la professoressa Mariaolivia De Nicola, che insieme alla collega Antonella Cavaliere di Scienze farà parte del corpo docente di questo nuovo percorso - è una lingua geniale ed epigrammatica, che permette di decodificare e leggere ogni segno, cosa che poi deve fare il medico nelle sue diagnosi.
L'iniziativa del neonato indirizzo Biomedico è accolta con calore dai rappresentanti dell'Ordine dei Medici, che auspicano un ritorno alla professione intesa come missione. «Occorre dare agli studenti gli strumenti per meglio decidere il proprio futuro», spiegano il chirurgo Achille Lococo e la dottoressa Cristina Rebuzzi, «perché questo lavoro possiede aspetti entusiasmanti, ma anche criticità: bisogna rispolverare il concetto della missione perché se a guidare è solo l'aspetto economico si rischia poi di rimanere delusi».
E per questo motivo il neo percorso di studio del classico prevede nel triennio una serie di incontri e di alternanze scuola-lavoro in strutture sanitarie che permetteranno ai giovani di capire se davvero si sentano “portati” a fare i medici oppure no. Perché, come aggiunge il presidente della Lilt Marco Lombardo, «questa è la fase in cui i giovani assorbono di più, capiscono di più e riescono a meglio selezionare il loro futuro».
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