Albani: «Se il contagio cresce a rischio l’assistenza ai pazienti»

20 Marzo 2020

PESCARA. «Se la curva del contagio continuerà a crescere, come sembra, ci sarà un momento in cui non saremo in grado di garantire completamente l’assistenza ai pazienti. Ecco perché ripetiamo fino...

PESCARA. «Se la curva del contagio continuerà a crescere, come sembra, ci sarà un momento in cui non saremo in grado di garantire completamente l’assistenza ai pazienti. Ecco perché ripetiamo fino alla noia l’invito a restare a casa e a non uscire. È l’unico strumento che abbiamo. Chiunque esce rischia di infettarsi o di infettare altri e di dare vita a un circolo vizioso difficile da interrompere». Non nasconde la sua preoccupazione Alberto Albani, coordinatore dell’Unità di crisi sanitaria istituita dalla Regione, nel fare il punto sulla situazione in Abruzzo, che definisce «molto, molto pesante».
L’esperto parla di un quadro in «rapida evoluzione, così come avvenuto nel resto del Paese», e di un fenomeno che «dal Nord si è spostato al Centro e poi è sceso anche da noi».
La maglia nera, sottolinea Albani, va alla Asl di Pescara, «su cui pesa il 64% dei pazienti complessivamente ricoverati in Abruzzo». Un dato che, però, non coglie di sorpresa: «È un trend che ci aspettavamo, i calcoli matematici sui dati reali confermano le nostre previsioni». Ciò non toglie, comunque, che la situazione è «estremamente pesante», anche perché, sottolinea l’esperto, «non ci aspettiamo al momento un calo, ma anzi un aumento di positività nei prossimi giorni».
Da qui le contromisure per combattere la diffusione del contagio. «Abbiamo aumentato il numero di tamponi che possiamo effettuare giornalmente grazie alla collaborazione con l’Istituto zooprofilattico di Teramo. Questo aumento», sottolinea il coordinatore dell’Unità di crisi, «ci consentirà di poter sottoporre a tampone anche tutto il personale sanitario, partendo da quello più a rischio, come gli operatori di pronto soccorso, delle Malattie infettive e i rianimatori, per poi allargare agli altri».
La Regione si era preparata a fronteggiare l’emergenza. «La situazione», spiega infatti Albani, «ci ha costretto a far sì che tutti gli ospedali venissero rimodulati».
I pazienti non affetti da Covid-19 vengono trasferiti nelle cliniche private, che «e hanno dato la massima disponibilità». In questo modo si liberano posti da dedicare ai soggetti colpiti dal coronavirus. «Questo è stato possibile grazie alle previsioni che abbiamo fatto», sottolinea il coordinatore dell’Unità di crisi, che aggiunge: «La possibilità di ampliare ulteriormente i posti letto dipende solo dalla disponibilità di altri ventilatori. Due ci sono stati forniti dalla Protezione civile, che ringrazio. Lunedì ne arriveranno altri a Pescara e all’Aquila».
Se il numero di pazienti dovesse diventare troppo elevato da gestire si attiverà il sistema di trasferimento in altre regioni attraverso la Cross, la Centrale operativa remota operazioni soccorso sanitario del 118, come già avvenuto per alcune zone del Nord. Per quanto riguarda i Dpi, i dispositivi di protezione individuale, «finora sono state distribuite 30mila mascherine e altre 20mila sono in distribuzione alle Asl, in base ai fabbisogni stimati». (l.d.)
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