Albani: è presto per riaprire

10 Aprile 2020

L’esperto risponde alle domande di Rete8: «Le fabbriche meglio che restino chiuse»

PESCARA. Il consiglio a non riaprire subito le fabbriche, le previsioni sulla possibile discesa della curva dei contagi e tante indicazioni utili sul come comportarsi per evitare il diffondersi del virus. Sono stati tanti i temi affrontati ieri sera in tv, su Rete8, nel corso dello speciale “Medicina facile”, dal dottor Alberto Albani, direttore dell’Unità operativa complessa Medicina e Chirurgia d’urgenza dell’ospedale di Pescara. Il medico, che è anche il coordinatore dell'Unità di crisi Covid-19 istituita dalla Regione, ha risposto alle domande del giornalista Paolo Castignani e a quelle dei telespettatori, facendo il punto sull’emergenza coronavirus in Abruzzo.
Dottor Albani, come sta rispondendo l’Abruzzo?
«È una battaglia contro un nemico invisibile. L’Abruzzo, purtroppo, ha una lunga tradizione con le emergenze, dal terremoto dell’Aquila fino all’ultima tragedia di Rigopiano. Non avremmo mai immaginato che un virus invisibile ci potesse colpire alle spalle. Nei terremoti il nemico lo vedi, qui no. Questa battaglia è la più difficile da combattere».
Perché il contagio continua ad andare avanti?
«Perché questa è una malattia molto contagiosa. Senza le misure di distanziamento sociale e di isolamento, oggi in Abruzzo avremmo avuto 7mila casi di persone infette contro i 1.900 di oggi. Ecco perché è importante continuare a restare a casa. È l’unica arma che abbiamo per sconfiggere il virus».
Quali sono le previsioni per i prossimi giorni?
«Ci aspettiamo di raggiungere il picco intorno a Pasquetta, poi ci attendiamo una discesa fino al 4 maggio con una diminuzione di persone ricoverate in ospedale e in terapia intensiva».
Quindi, fino al 4 maggio, non si potrà uscire?
«Bisogna restare a casa. Per il 4 maggio ci attendiamo che l’R zero, il valore che indica quante persone può contagiare un individuo positivo, scenda al di sotto dell’uno. Ogni paziente affetto da morbillo è capace di infettare 14-15 persone. Il Covid-19, per fortuna, ha una capacità diffusiva minore. Per ogni paziente infetto si possono infettare al massimo 4-5 persone. Attualmente siamo intorno all’uno, speriamo di scendere ancora».
Perché ci sono più morti che guariti in Abruzzo?
«Non è così. I decessi sono dati numerici freddi. Per definire una persona guarita bisogna aspettare due tamponi negativi consecutivi. Vengono fatti a tre giorni di distanza se il paziente non ha sintomi e a 14 giorni l’uno dall’altro se il paziente ha sintomi. Quindi, i tempi per definire se un paziente è guarito sono lunghi. Quando supereremo questi 14 giorni, schizzerà anche il numero dei guariti».
Il problema resta sempre il serbatoio di positivi asintomatici?
«È il problema più grande anche se il paziente asintomatico ha poca capacità di infettare altre persone. Però, sono i più pericolosi perché non sanno di avere la malattia e possono infettare gli altri».
Tamponi per tutti?
«No, assolutamente. Non avrebbe senso e avremmo un costo enorme. Andremmo a scoprire pochissimi casi a fronte di una enorme difficoltà a reperire tamponi. Con i test rapidi speriamo di arrivare a fare 2mila tamponi al giorno».
Cosa pensa sul fatto che martedì prossimo, probabilmente, ripartirà la Sevel? È un rischio dato che lì confluiscono lavoratori da oltre 300 comuni dell’Abruzzo e del Molise?
«Condivido la preoccupazione perché andiamo a concentrare in un luogo ristretto un numero elevato di persone, quindi aumenta la possibilità di contagio. Consiglierei di aspettare la ripresa dell’attività industriale. La priorità è la salute».
Vi siete fatti trovare pronti a questa emergenza o, nei primi giorni, c’è stata una fase di disorientamento?
«Abbiamo avuto la fortuna di aver fatto esperienza di quanto successo in Lombardia e in Veneto. Quando il virus si è diffuso da noi, eravamo pronti a difenderci e abbiamo messo in campo le misure che potevamo. Purtroppo, nella prima fase non avevamo mezzi di difesa sufficienti perché, giustamente, c’era la necessità di dare mascherine al nord che è la zona più colpita».
Avete stabilizzato la situazione dei posti letto?
«In pochissimo tempo siamo riusciti a realizzare percorsi differenti per pazienti Covid e no Covid».
La rete della terapia intensiva regge?
«All’inizio eravamo quasi al collasso. Ora il numero dei pazienti in terapia intensiva è diminuito e ci sono posti sufficienti. Abbiamo accolto anche alcuni pazienti dal nord».
Il virus quanto tempo dura sulle superfici?
«Dipende dalle superfici, In alcune può restare fino a 7-10 giorni. Consiglio, quindi, di lavarsi spesso le mani dopo aver fatto la spesa, dopo essere andati in bagno e quando rientrate a casa».
Come vanno usate le mascherine?
«Bisogna stare attenti a come metterle. Non bisogna toccarsi il naso e gli occhi quando le indossiamo. Non consiglio di lavare le chirurgiche perché il lavaggio porta alla diminuzione della capacità difensiva. La mascherina dopo le 4-6 ore perde la sua capacità protettiva».
Nei supermercati vengono segnalati sempre più spesso assembramenti. Come bisogna comportarsi?
«Bisogna stare molto attenti ed evitare assolutamente di accalcarsi nei negozi. Ai nostri supermercati consiglierei di applicare alcune regole comuni in Inghilterra, come quella di riservare l’ingresso delle persone più anziane in determinate fasce orarie: sarebbe un modo per evitare pericolose resse».
C’è la possibilità di iniziare un trattamento in via precauzionale, non appena si iniziano ad avere sintomi compatibili con il coronavirus?
«Il trattamento inizia solo quando c’è la certezza della malattia: per averla, non si fa più il tampone, perché i tempi d’attesa sarebbero eccessivamente lunghi. Già dalla Tac riusciamo a vedere se il paziente è infetto oppure no. Quando il paziente è asintomatico o ha pochi sintomi, la terapia non inizia proprio: può trascorrere il periodo di isolamento a casa».
Diverse persone si lamentano dei lunghi tempi d’attesa prima di avere la risposta dei tamponi.
«È un problema che stiamo cercando di risolvere e mi scuso per chi ha avuto questo disagio. Con l’arrivo di macchinari speriamo di arrivare a fare 2mila tamponi al giorno. La priorità va data ai pazienti che sono in condizioni critiche e a quelli che devono essere trasferiti nelle case di riposo».
Il tocilizumab e gli altri farmaci sperimentali che effetto stanno avendo?
«Soprattutto nelle fasi iniziali della malattia e ai primi sintomi si sono rivelati molto utili a diminuire le complicanze. Si è visto che un numero elevato di pazienti è riuscito ad uscire dalla malattia senza ricorrere alla terapia intensiva».
Come bisogna comportarsi con i bambini, all’interno delle abitazioni, per evitare rischi?
«Ai bambini non possiamo legare le mani. In casa serve massima igiene: innanzitutto, bisogna lavare spesso i pavimenti ed evitare tappeti e maquette».
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