Albero sfonda un’auto: donna finisce in ospedale

La drammatica telefonata al figlio: ho visto che mi crollava addosso
PESCARA. Il tempo di mangiare un panino e tornare al lavoro al supermercato lì vicino, al Tigre di via Venezia. Così doveva andare. Ma ieri pioveva e lei, M.A. 49 anni, sposata e con un figlio, è rimasta in macchina a mangiarsi quel panino, la pausa pranzo di un turno iniziato la mattina presto che sarebbe proseguito per un altro paio d’ore nel primo pomeriggio. Inutile tornare a casa solo per un’oretta, con quel maltempo. Invece sulla Citroen C3 nella quale aveva trovato riparo, parcheggiata in via Avezzano (sotto al palazzo Quadrifoglio), è crollato un pioppo. L’albero ha sfondato il parabrezza e per un soffio non l’ha presa in pieno.
È salva per miracolo M.A. che ha visto la morte in faccia e che, come i suoi familiari, deve essere quasi contenta della vistosa ferita alla gamba che ieri pomeriggio ha indotto i medici a portarla in sala operatoria per suturarla. Deve essere quasi contenta perché sì, «poteva morire» ripetono il figlio 21enne e la suocera nella sala d’attesa dell’ospedale.
Dipendente storica del supermercato che ieri, appena liberata da quell’inferno, M.A. ha avuto anche il sangue freddo di avvertire, è ricoverata nel reparto di Ortopedia dell’ospedale con una prognosi di 40 giorni. Una prognosi relativa a quella ferita causata dallo sterzo dell’auto che, tranciato di netto dal tronco che ha sfondato il parabrezza, ha schiacciato e ferito malamente la gamba della donna.
«Stavo mangiando il panino e all’improvviso ho visto l’albero che mi crollava addosso, sono rimasta bloccata così, non lo so neanche io come mi sono salvata», ha raccontato a caldo al figlio Federico che in ospedale si commuove nel veder passare la madre sulla barella, incrocio di sguardi che fa piangere per un attimo anche lei che subito dopo il crollo era riuscita invece a chiamare il figlio sul telefonino, raccogliendo tutto il coraggio e la forza che le rimanevano per dirgli con calma quello che le era successo.
«Da quello che mi ha raccontato dopo», va avanti Federico, «è rimasta intrappolata per qualche minuto. Poi sono stati due vigili urbani, che sono venuti a trovarla poi anche in ospedale, a chiamare i soccorsi, i vigili del fuoco che l’hanno tirata fuori e il 118 che l’ha subito medicata. Qui in ospedale li ho incontrati anche io i vigili», riferisce il ragazzo, che poi aggiunge: «Mi hanno anche detto che là dove si era messa mamma, la macchina non ci poteva stare, che era vietato». Una miccia che innesca la rabbia della nonna del ragazzo: «Ma ci rendiamo conto? Va a finire che la colpa è di mia nuora, roba da pazzi. Poteva essere una tragedia, una tragedia veramente», ripete, «e va a finire che la colpa è di una povera crista che lavora da una vita, che esce la mattina alle sette e torna il pomeriggio e che non ha neanche il tempo di tornare a casa per il pranzo, e si mangia un panino. La colpa piuttosto è di chi non controlla, di chi non verifica, non fa manutenzione. Invece di dire che la macchina lì non ci poteva stare, potevano mettere un cartello per dire che la pianta era pericolante. Ma chi lo sapeva? Chi poteva saperlo se i controlli non si fanno? Sono cose che non possono e non devono succedere», conclude ancora stravolta la signora, occhi chiari che a stento non piangono.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

