Albertazzi in Abruzzo «Il mio Shakespeare in una regione colta»

di Eleonora Berardinetti AVEZZANO «L’Abruzzo è una regione colta, non è distratta nei confronti della cultura». Con queste parole Giorgio Albertazzi, attore, regista, sceneggiatore e da poco anche...
di Eleonora Berardinetti
AVEZZANO
«L’Abruzzo è una regione colta, non è distratta nei confronti della cultura». Con queste parole Giorgio Albertazzi, attore, regista, sceneggiatore e da poco anche ballerino su Rai 1 a “Ballando con le stelle”, inaugura il suo tour nei teatri abruzzesi con “Il Mercante di Venezia” per la regia di Giancarlo Marinelli. Nel 450esimo anniversario dalla nascita dell’autore del Mercante William Shakespeare, il maestro Albertazzi ha voluto riportare l’opera colossale nei teatri italiani riscuotendo un successo senza precedenti.
Domani sera “Il Mercante di Venezia” sarà al teatro dei Marsi di Avezzano per aprire la stagione teatrale 2014/2015e mercoledì a Pescara.
Come è riuscito a rendere fruibile al pubblico di oggi un'opera così ricca e complessa come quella di Shakespeare?
«Il pubblico di oggi è molto più attento di quello che si pensa. È un pubblico attento che sente e ha dei sentimenti propri. L’intelligenza è una cosa relativa, nella vita bisogna saper sentire, questo è quello che conta. Il teatro, per esempio, è da sentire. Il Mercante di Venezia è un capolavoro, l’ho adattato e tradotto per farlo interpretare ad altri. Poi ho deciso di farlo io e i teatri sono sempre pieni».
In Italia ci sono cinema e teatri occupati, giovani che hanno deciso di mettersi in gioco e lottare per impedire che possano essere chiusi. Pensa sia la strada giusta per salvare la cultura in Italia?
«È una situazione sintomatica di un grande disagio generale che senza ombra di dubbio va preso sul serio. Come tutte le cose ovviamente ci sono i furbetti che se ne vogliono approfittare e poi quelli che invece ci credono veramente. Però è un problema che necessita di una soluzione».
Qual è a suo avviso la strada che dovrebbe essere intrapresa per risollevare le sorti di teatri e cinema?
«Il teatro va riformato, soprattutto si devono rivedere i finanziamenti. Direi che va defiscalizzato, lo dico da 30 anni. Bisognerebbe lasciare tutto l’incasso a chi fa lo spettacolo, alle compagnie, e poi far pagare allo Stato la tassa di gestione del teatro. In questo modo si potrebbe controllare il tutto e sicuramente ci sarebbero molti meno problemi».
Ad Avezzano per gli studenti è stato creato un abbonamento agevolato a 10 euro per 10 spettacoli, un modo per avvicinare i giovani alla cultura del teatro. Pensa possa bastare?
«Questa iniziativa è veramente lodevole, ottima direi. Attenzione però bisogna sempre far pagare, poco ma si deve pagare il biglietto di ingresso. Il teatro in questo momento non soffre di mancanza di pubblico, il problema non è quello. C’è un risveglio da cinque sei anni nei confronti dello spettacolo teatrale, forse perché il cinema ormai è un po’ risaputo e c’è un eccesso di televisione. I giovani vanno avvicinati al teatro perché è la madre di tutto lo spettacolo, bisogna fare un percorso consapevole per farli appassionare alla recitazione».
L'Abruzzo è stata una terra martoriata dal terremoto e non solo. Si è cercato però sempre di mantenere alto il livello della cultura. Quale consiglio si sente di dare a questo popolo?
«L’Abruzzo è una regione colta, non è distratta nei confronti della cultura. Io sono stato molto solidale con il popolo abruzzese subito dopo il sisma del 2009 e con L’Aquila dove ho portato anche degli spettacoli per la gente. Mi ricordo che feci Dante in mezzo alle rovine. Spettacoli come questi fanno capire che la cultura è vita. In Abruzzo non deve mancare mai un modo di fare cultura attiva e partecipativa. La cultura che diventa vita esprime un’idea del mondo sempre nuova. Non ce lo scordiamo mai».
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