Alcol ai ragazzini, l’allarme del primario

Albani: «L’età si è abbassata, in ospedale arrivano in coma etilico anche dodicenni. Non si può pensare solo a fare cassa»
PESCARA. Bevono ovunque: dentro e fuori ai locali, nell’area di risulta prima di raggiungere la zona dove trascorreranno la serata, oppure sulla spiaggia, lontani dal via vai di gente. Che siano i cicchetti o bottiglie di gin da scolarsi un po’ per volta, i minorenni hanno sempre più confidenza con l’alcol, e tra loro sono tante le ragazzine. Per evitare noie, talvolta mandano avanti i maggiorenni, che comprano per i più giovani e distribuiscono a tutti, dopodiché ci si ammassa da qualche parte per consumare. La frequenza del fenomeno è dimostrata dall'attività che le forze dell’ordine stanno portando avanti il sabato sera nelle zone più frequentate della città, che sia l’area del centro o il lungomare, invasi da ragazzini che si divertono anche così, bevendo, e in alcuni casi - i più gravi - vengono riaffidati direttamente ai genitori dagli agenti o dai militari che li controllano.
Alcune attività sono state sanzionate, anche con la chiusura per alcuni giorni, e il questore Francesco Misiti ha già annunciato che andrà avanti su questa linea, con misure decise nei confronti di chi non rispetta la legge, in modo particolare chi somministra alcol ai minorenni e chi non si attiene alle disposizioni anti Covid.
Sa bene quanto sia diffuso il problema dell'alcol il primario del pronto soccorso Alberto Albani. «Con il passare degli anni si è via via abbassata l’età di chi beve fino a rischiare il coma etilico ed è aumentato il numero delle ragazze che fanno abuso di alcol», dice Albani. «Arrivano al pronto soccorso anche giovanissimi, di 12 anni, e più passa il tempo più la situazione sembra assumere contorni preoccupanti perché è un fenomeno che non arretra, anzi peggiora».
Ma cosa accade nel momento in cui vengono portati in ospedale dopo una sbornia esagerata? «Vengono somministrati farmaci disintossicanti e il paziente viene trattenuto da noi fino a quando non passa la situazione di pericolo, per cui si va da qualche ora a tutta la notte. Nei casi più gravi si arriva al ricovero nel reparto di Pediatria, trattandosi di minorenni». Di fronte a questa degenerazione del divertimento a suon di cicchetti o birre, Albani lancia un appello che mira a raggiungere chi somministra alcol ai ragazzini, che escono dai locali con vassoi interi di bicchieri da sorseggiare con gli amici. «Le conseguenze possono essere rischiose per gli assuntori di queste bevande e non si può pensare solo a fare cassa», dice Albani che si rivolge anche alle famiglie, perché ci sia «un controllo maggiore e più energico per evitare comportamenti insensati e dannosi per la salute». E suggerisce «un’educazione incentrata su principi più sani». Ma soprattutto Albani parla ai giovani, che sembrano ignorare le conseguenze di tanta superficialità: e quindi mette in guardia chi, tra i giovanissimi, butta giù parecchio alcol e fa notare che «può essere pericoloso, e non poco».
Una condanna a chi vende alcol ai ragazzini arriva da Riccardo Padovano che all'interno di Confcommercio rappresenta i balneatori ma anche i pubblici esercizi. «I miei colleghi devono considerare che stiamo passando un periodo particolare legato al Covid, per cui vanno rispettate determinate procedure, e poi non ci si deve distrarre sul tema dell’alcol ai minori, anche si rischia la revoca della licenza di somministrazione. Certo, può accadere che arrivi una massa di clienti e chi sta dietro al bancone sbagli, anche perché non sempre è facile distinguere un maggiorenne da un minorenne. Ma con un po’ di attenzione si capisce chi si ha di fronte. A 13 o 14 anni si beve per fare il bullo e il problema si sta allargando a macchia d'olio». Padovano non usa mezzi termini: «Chi serve alcol a chi è poco più di un bambino è indifendibile», dice. «E nessuno se la può prendere con le forze dell’ordine, dicendo che fanno gli sceriffi. Ci vuole più responsabilità in famiglia e, in sostanza, si deve stare attenti tutti, perché si parla dei nostri giovani».
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