Alessandrini: è stato un anno di lacrime e sangue

Confronto pubblico in piazza Italia, ma si presentano solo pochi cittadini «Non possiamo permetterci agevolazioni fiscali perché le risorse sono bloccate»
PESCARA. Pochi cittadini e in gran parte dipendenti e consiglieri comunali, con zero voglia di fare festa o alzare le barricate nei confronti dell’amministrazione di centrosinistra che ieri ha tagliato il traguardo di un anno esatto alla guida della città.
La scarsa partecipazione dei pescaresi al confronto in piazza voluto dal sindaco Pd Marco Alessandrini e dai nove assessori della sua giunta è l’indice del distacco crescente della cittadinanza nei confronti della politica.
L’impennata delle imposte comunali, la crisi finanziaria di un ente avviato pericolosamente verso il default e costretto negli ultimi 12 mesi a tagliare capitoli di spesa importanti come il sociale, la manutenzione e i servizi a domanda individuale sfociano nella mancata partecipazione della popolazione alla giornata di “festa” indetta dal centrosinistra. Non bastano i discorsi di speranza pronunciati da Alessandrini al microfono del palchetto allestito a Largo Valterio Cirillo, davanti al palazzo ex Inps di piazza Italia, incalzato dalle domande dei giornalisti Gian Paolo Coppola del Centro e Paolo Mastri del Messaggero.
La gente, come emerge dai quesiti arrivati dal pubblico in piazza, chiede al sindaco e ai membri del suo esecutivo azioni concrete come un incremento delle piste ciclabili, maggiore attenzione ai parchi, alle biblioteche, al verde urbano, interventi diretti per salvaguardare il commercio ed evitare la desertificazione del centro e l’applicazione del referendum di istituzione dell’area metropolitana vasta con l’unione dei Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore.
«Non sono un marziano che vive su un altro pianeta», ha spiegato Alessandrini attorniato, sul palchetto, dagli assessori Enzo Del Vecchio, Giovanni Di Iacovo, Paola Marchegiani, Sandra Santavenere, Adelchi Sulpizio, Giuliano Diodati, Bruna Sammassimo, Veronica Teodoro e Giacomo Cuzzi. Tutti spettatori, tranne Di Iacovo, che è intervenuto sul finale per elencare le azioni messe in campo nel settore culturale.
«Sono consapevole», si è lasciato andare Alessandrini, «che c’è una soglia di inefficienza da abbattere e certo non fa sorridere vedere gli anziani che trascorrono le ore in fila per i bollettini della Tari. Ma se oggi decidi di vivere una vita tranquilla non scegli di fare il sindaco. Io invece ho voluto questo ruolo perché sono onorato di rappresentare questa comunità. Fare il sindaco è come un matrimonio che va avanti nella buona e nella cattiva sorte».
E giù con il primo, timido applauso. Sono una sessantina i cittadini seduti per ascoltare il discorso del sindaco Marco Alessandrini alla soglia del suo primo anno alla guida di Pescara.
A questi si aggiungono una trentina di persone in piedi. Ma la folla è composta soprattutto da dipendenti comunali, attivisti politici e consiglieri della coalizione di centrosinistra e del Movimento 5 stelle. Assente in piazza il centrodestra, nemmeno per le contestazioni di rito.
«Sono circondato da persone animate dalle migliori intenzioni», ha aggiunto il sindaco, sollecitato dalle domande della gente e dei giornalisti, «ma la pubblica amministrazione in questo momento storico non può più concedere benefici come in passato. Sono rimasto colpito dalle richieste che mi arrivano ogni giorno: i cittadini chiedono il lavoro, una casa popolare oppure vengono a lamentarsi per le deiezioni canine. La necessità di mettere ordine nei conti del Comune è alla base del futuro e della speranza della città. La crisi commerciale non mi lascia indifferente, ma non possiamo mettere in atto forme di agevolazione fiscale perché le risorse sono bloccate dal piano di predissesto».
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