Alessandrini, debutto tra promesse e accuse

Al primo consiglio il sindaco annuncia: risparmieremo 2,5 milioni sui rifiuti e non aumenteremo le tasse. L’opposizione contesta le nomina in giunta
PESCARA. Per tentare di placare gli animi dell’opposizione, arroventati dalla nomina ad assessore della giovanissima Veronica Teodoro, il sindaco Marco Alessandrini alla sua prima volta in consiglio comunale gioca la carta dell’elogio alla mitezza. Un invito «alla collaborazione, al dialogo e al rispetto dei ruoli» nel segno di quanto teorizzato dal politologo Norberto Bobbio, fermo sostenitore dell’importanza di «una virtù non politica, opposta all’arroganza». «Questa poltrona significa tante cose per me, ma vuol dire innanzitutto responsabilità», esordisce il primo cittadino dopo aver stretto le mani dei consiglieri di maggioranza e opposizione. Ma l’appello dura solo una manciata di minuti, il tempo del giuramento, della convalida degli eletti e degli assessori, infrangendosi di fronte alle sferzate, ai rimproveri e agli inviti più o meno aspri «a non lasciarsi condizionare» rivolti dai consiglieri di minoranza.
In prima fila, tra i posti riservati alle autorità, c’è il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, accanto al deputato di Sel Gianni Melilla e a Camillo D’Angelo, braccio destro del neosindaco Alessandrini. Poco dopo arriva anche Alexandra Coppola, vicesegretaria regionale Pd. Intorno una sala consiliare insolitamente gremita di attivisti del Movimento 5 Stelle, rappresentanti delle associazioni e semplici curiosi. Tra i banchi dell’aula gli unici assenti sono l’ex sindaco Luigi Albore Mascia, in viaggio di nozze, e il consigliere Pd Carlo Gaspari. Presiede l’assemblea Antonio Blasioli in qualità di «consigliere anziano» ossia colui che ha ottenuto il numero maggiore di preferenze, successivamente legittimato dal voto alla guida dell’ufficio di presidenza per i prossimi 5 anni.
D’Alfonso non si perde un solo secondo del discorso inaugurale del primo cittadino, aperto con la citazione dello scrittore chietino Mario Pomilio e durato 51 minuti e 39 secondi: si alza in piedi al momento del giuramento, ascolta le delibere di indirizzo in silenzio e fa qualche cenno di assenso con il capo. Poi, quando il sindaco si interrompe, attraversa a testa alta il semicerchio dell’aula consiliare e si avvicina alla poltrona di Alessandrini: una stretta di mano e un abbraccio quasi da amici fraterni prima di allontanarsi, prendendo sotto braccio la senatrice del Nuovo centrodestra Federica Chiavaroli. «È stato un discorso completo, esigente e rigoroso», commenta D’Alfonso, «in grado di assicurare il recupero della sfida competitiva e 5 anni di fruttuosità. Mi auguro un intervento di merito delle opposizioni». Il sindaco, dal canto suo, nel ripercorrere la storia di Pescara, le sue criticità e le potenzialità di una città «che deve tornare a correre poiché ha perso la sua spinta propulsiva», assicura che «non ci sarà alcun aumento della tassazione», elenca gli interventi da mettere in campo, rivendica «il ruolo guida per il Medio Adriatico» e anticipa la presentazione, nel prossimo consiglio, di una delibera che certifichi la situazione finanziaria, al momento «estremamente gravosa se non drammatica». «L’obiettivo», rimarca Alessandrini, «è un risparmio di 2,5 milioni di euro in tre anni, in modo da evitare aumenti della Tares. Oggi per la gestione dei rifiuti la spesa supera i 26 milioni di euro, noi puntiamo ad abbassarla con la differenziata porta a porta e un impianto per l’umido».
Quello che da qualcuno è stato definito «il libro dei sogni del centrosinistra» viene immediatamente preso di mira da un’opposizione che si presenta quanto mai agguerrita sulla linea del traguardo del nuovo consiglio comunale. Uno dopo l’altro Marcello Antonelli (Forza Italia), Carlo Masci (Pescara futura), Guerino Testa (Nuovo centrodestra), Enrica Sabatini (Movimento 5 Stelle) e Fabrizio Rapposelli (Forza Italia) si lasciano andare in una serie di sferzate nei confronti dei primissimi interventi del neosindaco, primo fra tutti la decisione di mettere in giunta come assessore al Patrimonio e alle Politiche giovanili Veronica Teodoro, scelta su indicazione del padre, il più volte consigliere comunale Gianni. «Conosco la neoassessora da quando era in fasce», inizia Antonelli, «forse poteva trovare una collocazione diversa». Immediatamente si leva il grido del pubblico in sala: «Vergogna, è uno scandalo», urla qualcuno. «Vi dovete vergognare», ribatte un altro. Ci va giù duro la Sabatini, capogruppo dei grillini, presentando un ordine del giorno per invitare Alessandrini a chiarire le ragioni della scelta di Teodoro junior e rimuoverla dal suo incarico a vantaggio di una selezione pubblica. E mentre il sindaco evita di rispondere nel merito alle critiche politiche, un infervorato Pier Nicola Teodoro, zio della 19enne Veronica, prende il microfono per rispondere a brutto muso. «Mi onoro di onorare la puzza della pecora», dice chiamando in causa l’editoriale del direttore del Centro intitolato «I Teodoro e l’odore della pecora». Il consigliere della Lista Teodoro si rivolge «ai tanti sepolcri imbiancati che girano in questa città»: «Io e la mia famiglia», aggiunge, «questa puzza ce l’abbiamo. E chi non lo sapesse, leggesse bene che significa la puzza della pecora. Veronica rappresenta un contributo di giovinezza, passione e cultura. La ringrazio pubblicamente perché dovrà lavorare per il bene di Pescara».
L’aula ha votato i tre componenti dell’ufficio di presidenza: Blasioli a capo dell’assise civica con 26 voti a favore e 3 schede bianche; il vicepresidente con funzioni vicarie è Gabriella Lola Berardi, mentre l’opposizione ha indicato Eugenio Seccia (Forza Italia) come suo vicepresidente. Bocciato, infine, l’ordine del giorno dei pentastellati.
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