Alessandro giustiziato con un colpo alla testa

Il killer ha premuto due volte il grilletto a distanza ravvicinata
PESCARA. Il colpo al torace l’ha fatto crollare a terra, ma non è bastato ad uccidere Alessandro. L’assassino gli ha dovuto sparare in testa per strappargli tutta la vita che aveva dentro. E poi l’ha lasciato là, sotto la pioggia, con le gambe nel torrente e il resto del corpo tra il fango e gli arbusti che costeggiano il Vallelunga, ai piedi del cimitero di San Silvestro. Un’esecuzione senza alcuna colluttazione. Un’esecuzione in cui il povero Alessandro non ha avuto scampo, consapevole fino alla fine di quello che gli stavano facendo. Della trappola mortale in cui qualcuno che certamente conosceva l’aveva condotto.
È un quadro raccapricciante quello che svela i risultati dell’autopsia resi noti dal comandante provinciale dei carabinieri, Marco Riscaldati, dopo il vertice con il procuratore capo Massimiliano Serpi e il pm titolare delle indagini Valentina D’Agostino.
Un’esecuzione che stando a quanto fiutato dai cani molecolari che giovedì scorso hanno ritrovato il corpo di Alessandro grazie alle tracce olfattive rilasciate dal giovane fino a quando è stato in vita, sarebbe avvenuta direttamente sul greto di quel torrente la sera stessa del suo allontanamento da casa, a Villa raspa di Spoltore, intorno alle 17,30. Quando, dopo aver aiutato la madre Laura a scaricare le buste della spesa dalla Cinquecento rossa, dopo averla abbracciata per l’ultima volta dicendole che non sarebbe tornato a cena, si è allontanato con quella stessa macchina.
Ancora, l’autopsia eseguita dal dottor Cristian D’Ovidio ha consentito anche di recuperare uno dei due proiettili esplosi con una pistola semiautomatica. È calibro 7,65 ed è già al vaglio dei Ris di Roma che oggi saranno a Pescara per analizzare a fondo la Cinquecento di Alessandro ritrovata mercoledì mattina in via Mazzini, due ore dopo la denuncia di scomparsa fatta dalla madre ai carabinieri.
Una macchina che fino al martedì mattina il pizzaiolo di via Mazzini giura di non aver visto e che comunque compare non solo dopo la denuncia, ma soprattutto dopo che alla mezzanotte tra il martedì e il mercoledì la stessa Laura Lamaletto ha diffuso sulla sua pagina Facebook l’appello per la scomparsa del terzo, dei suoi quattro figli. Il fatto che i killer, come ha confermato il comandante provinciale dei carabinieri, abbiano fatto sparire le chiavi di quella Cinquecento lasciano ipotizzare che c’era la necessità di ripulire l’auto, cosa evidentemente fatta stando alle condizioni perfette in cui si presentava la macchina, compresi gli pneumatici, al momento del ritrovamento, con il sedile del passeggero tirato in avanti, e gli occhiali da sole di Alessandro sul cruscotto.
Spariti, ha spiegato Riscaldati, anche gli effetti personali che Alessandro portava nelle tasche, vale a dire documenti, bancomat e carta di credito; mentre è stato ritrovato, nello stesso luogo dove è stato ritrovato Alessandro, il suo telefonino.
Un elemento importante ai fini delle indagini non solo per le chiamate in entrata e in uscita che già i tabulati riescono ad elencare, ma anche per i messaggi e per la rubrica dei numeri, con i contatti di tutto il mondo che gravitava intorno ad Alessandro Neri.
Come ha sottolineato ieri il comandante dei carabinieri, affiancato dal comandante della compagnia di Pescara Antonio Di Mauro, «non si può ancora stabilire con certezza se la vittima sia stata uccisa sul luogo del ritrovamento». Sicuramente i due colpi sono stati esplosi a una distanza ravvicinata, quasi certamente la sera stessa del suo allontanamento.
Decisive potrebbero rivelarsi le immagini registrate dalle telecamere della zona di via Mazzini, dove poi è stata ritrovata la macchina di Alessandro. Gli investigatori, ancora impegnati a visionare i filmati recuperati, potrebbero già avere almeno un fotogramma del passaggio della Cinquecento, ma non lasciano trapelare nulla.
Importante, nell’analisi dei filmati, la rielaborazione della scansione temporale delle immagini recuperate, per individuare eventualmente come e quando la macchina di Alessandro è arrivata in via Mazzini. Se ce l’ha portata lui lunedì pomeriggio, in vista dell’appuntamento con chi l’ha tradito portandolo con una scusa fino al torrente Vallelunga, o se invece ce l’ha poi portata chi, dopo avergli dato appuntamento direttamente nella zona del cimitero, l’ha poi ammazzato.
In questi scenari sono ancora diverse le piste degli investigatori. «La famiglia Neri mi ha chiesto di puntualizzare che non c’è alcuna conflittualità con la famiglia Lamaletto, nessun contrasto», ha sottolineato Riscaldati. Ma i carabinieri non tralasciano niente. Saranno ascoltati anche loro.(s.d.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

