All’asta la vecchia Città dei ragazzi il cantiere-scuola per disoccupati

2 Novembre 2014

Il 2 dicembre il Demanio venderà per quasi 7 milioni l’edificio nato negli anni Cinquanta da un’idea di Giovanni Colletti (nonno del deputato M5S). Capomastro era il fratello dello scultore Michetti

PESCARA. Certo, non v’è dubbio che abbia preso ispirazione anche da quel celebre film di Norman Taurog, del 1938, quando il grande Spencer Tracy si aggiudicò l’Oscar come miglior attore protagonista (per il secondo anno consecutivo).

In quel lungometraggio, infatti, si raccontava la storia di alcuni ragazzi abbandonati, i quali venivano seguiti, per dare loro un indirizzo, in una scuola. La stessa scuola, non molti lo ricorderanno, che, qualche decennio dopo, venne fondata a Pescara, con lo stesso nome del film, la «Città dei ragazzi» («Boys Town», in originale), lo stesso titolo di un libro, uscito ancora dopo, nel 2008, per mano di Eraldo Affinati, con temi trattati molto simili al film (e alla «Città dei ragazzi» di Pescara).

Esperienze struggenti, di ragazzini anche senza genitori, che per qualche anno trovarono sulla riviera nord, dove ora sorge l’ex Enaip (manco a dirlo, in una sorta di continuità con l’istituzione che l’aveva preceduta, appunto la «Città dei ragazzi, l’ente nazionale Acli per l’istruzione professionale), un punto di riferimento sul quale fare affidamento, soprattutto per un inserimento lavorativo, e che oggi, come anticipato dal Centro giorni fa, è diventato oggetto di vendita all’asta da parte del demanio: una zona che, a sentire voci, potrebbe anche scatenare corse alla speculazione edilizia.

Un lume, quello della «Città dei ragazzi», per tanti giovani sballottati dalla vita, acceso per merito di Giovanni Colletti, il nonno dell’attuale deputato del Movimento Cinque Stelle, Andrea, e padre di Roberto, storico esponente della destra pescarese (del Movimento sociale italiano), morto da qualche anno, il quale arrivò a ricoprire anche la carica di consigliere regionale. Ma qui la politica non c’entra nulla e a raccontare tutta la vicenda della «Città dei ragazzi», proprio dopo aver saputo della messa all’incanto dell’immobile rivierasco, e a disseppellire una memoria storica della città, in questi giorni ci ha pensato Domenico Colletti, avvocato di 74 anni, figlio di Giovanni (e padre di Andrea, il deputato pentastellato, nonché, appunto, fratello di Roberto).

Con tanto di immagini e fotografie tirate fuori dal cassetto dell’archivio familiare e che oggi pubblichiamo in questa pagina, proprio per far tornare alla mente le radici di solidarietà e di umanità dello stabile che il 2 dicembre prossimo, negli uffici del demanio (in piazza Italia), si tenterà di vendere, partendo da una base di 6 milioni e 800 mila euro. «Mio padre», racconta Domenico, «era stato negli Stati Uniti negli anni Trenta, dove vi rimase per due o tre anni». Ed è proprio lì che venne a sapere della figura impersonata da Spencer Tracy nella finzione cinematografica, la quale, nella vita reale, aveva messo su un orfanotrofio a Omaha, nel Nebraska. «E in America mio padre sentì parlare di padre Flanagan e della sua “Città dei ragazzi”».

Una folgorazione, che indusse Giovanni, una volta tornato in Italia, a istituire, negli anni successivi, una struttura analoga nella sua Pescara. «Siamo negli anni Cinquanta e dunque il periodo è quello del dopoguerra», spiega Domenico. «E pertanto mio padre comincia a fondare questo ente morale destinato agli orfani di guerra e ai disoccupati». Ma qui entra in gioco un altro nome illustre della città, quanto meno per la sua parentela. A elevare materialmente l’edificio, infatti, ci pensò, rammemora ancora Domenico, «Angelo Michetti, capomastro muratore, fratello di Vicentino». Alias, il celebre scultore autore di numerose opere cittadine.

E la «Città dei ragazzi» divenne quella scuola professionale di avviamento al lavoro, dove di giorno si andava per apprendere un mestiere, e poi si tornava a casa. «Un’esperienza che durò», ricorda Domenico, «sette o otto anni. Poi l’immobile», aggiunge, «fu ceduto alla Curia. Ora io non conosco», prosegue l’avvocato settantaquattrenne, «l’iter successivo dei vari passaggi che hanno portato l’immobile a diventare possesso del demanio».

Ma una cosa, il figlio di Giovanni - Giovanni anch’egli avvocato, scomparso nel 1963 - la sa di certo. «Non vorrei che quest’immobile», sottolinea, «dall’ente morale che ospitava, ora diventasse un hotel a cinque stelle». Già, poiché a Domenico, il quale teme una sorta di mercificazione del territorio, preme dare il suo endorsement al presidente della Fondazione Pescarabruzzo, che nei giorni scorsi, al Centro, aveva dichiarato di auspicarsi, al posto dell’ex Enaip, la nascita di un college. «Appoggerei immediatamente», ha infatti rimarcato Domenico Colletti, «un movimento di cittadini che si ispirasse in questo senso. Proprio così come ha detto Mattoscio».

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