All’incontro Scalfari-Benigni il ricordo di Troisi e Berlinguer

9 Giugno 2014

NAPOLI. Repubblica delle Idee sbarca a Napoli, e in un teatro di San Carlo pieno sabato si è svolto il dialogo tra il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari e il comico e regista Roberto Benigni,...

NAPOLI. Repubblica delle Idee sbarca a Napoli, e in un teatro di San Carlo pieno sabato si è svolto il dialogo tra il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari e il comico e regista Roberto Benigni, dialogo spaziato dall’attualità della corruzione dilagante al commosso ricorso di Enrico Berlinguer e Massimo Troisi Benigni è un uragano sul palco, e Scalfari teme lo voglia prendere in braccio, «come hai fatto con Berlinguer», ricorda; ma non riesce a sottrarsi a un “selfie”. «Con Scalfari, sarebbe uno “scalfi” - si inventa Benigni - dai facciamoci uno scalfi, è il primo nella storia». In apertura, Scalfari in piedi esplicita: «Voglio ricordare la morte di Enrico Berlinguer, trenta anni fa, la notte tra l’11 e il 12 giugno 1984, perchè fa parte non solo della storia del partito comunista che non c’è più ma della storia della democrazia d’Italia». «Ero amico di Berlinguer - racconta - l’ho intervistato 5 o 6 volte. Nel 1981 mi disse che i partiti dovevano uscire dalle istituzioni che avevano occupato indebitamente. Una cosa che noi non abbiamo ancora realizzato». Il teatro, pieno fino ai loggioni, si alza in piedi e applaude a lungo. Ci pensa Benigni a rimettere tutto sul registro dell’ironia, dicendosi atterrito da un incontro con il giornalista. «Gli ultimi tre che ha visto - dice - sono Napolitano, Renzi e il Papa. Con il Papa hanno parlato di Dio, poi il Papa è rimasto da solo e ha parlato con Dio di Scalfari». Scambio di cortesia reciproco. «Tu conosci la Dante, conosci la Costituzione, sai a memoria l’Inno di Mameli - spiega il gionalista al comico - potresti andare al Quirinale». Alla fine, dopo aver spiegato e recitato il XXVII canto dell’Inferno in cui Dante incontra Ulisse, Benigni conclude: «Vorrei raggruppare tutti i momenti di gioia che abbiamo avuto oggi e dedicarli al mio amico, Massimo Troisi». E il teatro in piedi tributa l’ennesimo lungo applauso a tutti, i due sul palco e i due evocati.