Alla riunione dei dalemiani spunta Mazzocca

16 Febbraio 2017

PESCARA. C’era anche il sottosegretario alla presidenza della Regione, Mario Mazzocca, alla riunione del comitato ConSenso, la “creatura” di Massimo D’Alema, che si prepara allo strappo col Pd....

PESCARA. C’era anche il sottosegretario alla presidenza della Regione, Mario Mazzocca, alla riunione del comitato ConSenso, la “creatura” di Massimo D’Alema, che si prepara allo strappo col Pd. Magari, è andato solo per dare un’occhiata, ma la sua presenza non è certo passata inosservata.

Così come non potevano non essere notate quelle di Franco Caramanico, ex consigliere ed ex assessore regionale, segretario di sezione Pci-Pds dall’1983 al 1993, e quella di Pina Fasciani, ex parlamentare, candidata nella lista dell’Ulivo nella circoscrizione Abruzzo ed eletta nel 2006, che durante la XV Legislatura è stata componente della terza commissione (che si occupa di ambiente, territorio e lavori pubblici). Per non parlare di Franco Leone, storico segretario regionale della Cgil. La “fronda”, dunque, dichiarazioni ufficiali a parte, esiste anche in Abruzzo, e muove i primi passi, in attesa di sviluppi e cambiamenti di scenario nel quadro nazionale. La prossima, dunque, sarà un settimana cruciale, durante la quale «si capiranno le reali volontà politiche delle forze in gioco», dice Pina Fasciani. «Le scissioni sono sempre un fatto traumatico, ma il problema è capire se Renzi vorrà creare le condizioni politiche per restare. Dalla direzione», aggiunge, «questo non è emerso, anzi, lui ha ribadito le sue posizioni, e cioè fare un congresso e primarie velocissime, una sorta di atteggiamento plebiscitario sulla sua persona, senza offrire terreno di discussione sui problemi del Paese. Forse, occorreva definire una proposta più adeguata rispetto alla bocciatura del Governo al referendum». La sostanza, secondo l’ex parlamentare, non è data dal congresso, ma dalla linea che Pd, e quindi il Governo, vuole seguire. «Se non c’è discussione su questo», osserva Fasciani, «diventa tutto più complicato. Parlare delle primarie, senza aprire una discussione sui territori, senza interrogarsi sul perché milioni persone non hanno più votato il partito, anche nelle roccaforti storiche, è sbagliato. Io faccio parte di quell’iniziativa lanciata da D’Alema che si prefigge di ricostruire il centrosinistra, un centrosinistra ampio, pensando come recuperare elettori persi, tutti gli iscritti andati via. Si faccia lavorare il governo per un anno, il partito nel frattempo discuta, anche su come correggere alcuni provvedimenti vergognosi. È di la notizia dell’aumento di altri 45 miliardi di debito pubblico, un problema che mette il Paese in fibrillazione. Se non si capisce tutto questo, regaliamo il Paese a Grillo o Salvini. (a.bag.)

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