Allarme a Montesilvano, l’ex discarica frana nel fiume Saline

10 Marzo 2015

Nessun intervento dopo il crollo del 2013 e, adesso, l’argine collassa: i rifiuti di Villa Carmine rischiano di finire nell’acqua

MONTESILVANO. Era franato dopo l’alluvione del primo dicembre 2013 l’argine del fiume Saline vicino all’ex discarica di Villa Carmine: un buco nel terreno a ridosso di una collina di rifiuti alta 27 metri con 300 mila metri cubi di spazzatura scaricati sulla terra nuda e senza lo straccio di una protezione. Da allora sono passati 15 mesi e nessuno ha messo in sicurezza l’argine. La domanda è: cosa succede se un argine crollato resta abbandonato per più di un anno? La risposta è nelle immagini che pubblichiamo a destra. E ora una bomba ecologica, appena appena coperta – in 6 anni – di teli di plastica per evitare infiltrazioni d’acqua tra i rifiuti accumulati, rischia di finire nel fiume. «Il fiume si è riconquistato il suo spazio», dice l’associazione Nuovo Saline guidata dal tecnico ambientale Gianluca Milillo, «ora aspettiamo che l’intera collina di rifiuti della discarica collassi nel fiume. Nel frattempo si lavora ai fallimentari ponti sul Saline, opera politica della Provincia di Pescara a cui si inchinano Montesilvano e Città Sant’Angelo».

L’allarme dell’associazione, lanciato su Facebook, è del 7 marzo scorso alle 13,26. Ieri, a distanza di due giorni, il primo sopralluogo dei tecnici e, da oggi, dovrebbe partire un intervento di messa in sicurezza: se fosse stato fatto 15 mesi fa, forse, adesso sarebbe più semplice intervenire. Ma a Montesilvano la politica ha preferito litigare invece di affrontare le ferite di una città che ora deve fare i conti con il fiume che si riprende spazio e le frane della collina – l’ultima in via Tommaseo e poi via Togliatti, strada della Fontana (4 punti), strada Fosso Nono (5 punti), strada Fonte delle More (2 punti), strada da denominare 5, strada Fonte dell’Olmo Est (3 punti), strada Colle Portone (2 punti), contrada san Giovanni.

Il 28 gennaio di un anno fa, Corrado Di Sante dell’Altracittà aveva denunciato la pericolosità del primo crollo sul Saline ma tutti hanno fatto finta di non vedere.

Intanto, a meno di 500 metri dall’argine che non c’è più, vanno avanti i lavori del terzo ponte sul Saline all’altezza di via Fosso Foreste: in questo tratto, il fiume sembra quasi sparito ed è stretto in un imbuto di cemento. Ma la parete dell’argine è franata anche qui trascinandosi dietro la vegetazione: il terzo ponte si ritrova al centro di una zona ad alto rischio allagamenti.

Al sopralluogo di ieri hanno partecipato l’assessore ai Lavori pubblici Valter Cozzi, il dirigente di settore Gianfranco Niccolò e l’architetto comunale Fabio Ciarallo, il commissario della discarica Domenico Orlando, i dirigenti regionali Vittorio Di Biase, capo dipartimento Opere pubbliche, e Gianfranco Piselli, dirigente regionale Politiche Ambientali e Genio civile. «Il movimento franoso ha quasi completamente cancellato parte della carreggiata a ridosso della discarica. Sono necessari interventi di somma urgenza, assolutamente non rinviabili», dice Cozzi.

La strada lungofiume Saline è sbarrata all’altezza di via Inn: il tratto tra via Inn e via Tamigi è ricoperto di fango. «Le operazioni sul sito, che è di competenza regionale, necessitano anche del completamento dei lavori sul nuovo tracciato, poiché il lungofiume, completamente impraticabile», afferma Cozzi, «attualmente non può essere assolutamente riaperto al traffico veicolare. A tal proposito, ho già preso contatti con il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, che si è impegnato a convocare una riunione con il Comune e il Genio civile proprio per completare i lavori».

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