Allarme bomba, chiuso un asilo nido

21 Novembre 2014

Gli assistenti sociali portano via una bimba, il padre dà in escandescenze e le educatrici si barricano con i piccoli

PESCARA. Ha saputo che gli assistenti sociali avevano portato via sua figlia di quasi due anni dal nido, e non ha capito più niente. È uscito dalla Questura, dove a lui e a sua moglie era stato notificato il provvedimento del Tribunale dei minori, e si è precipitato all’asilo comunale di via Cecco Angiolieri, Il Gabbiano, dove aveva lasciato la sua bambina poche ore prima. Chiedeva di entrare, pretendeva di entrare, il papà arrabbiato che prima ha preso a calci e a pugni la porta dietro cui si erano barricate le educatrici con gli altri bambini e poi, il giorno successivo, ha continuato a sfogare la sua rabbia da casa, a Rancitelli, prendendo il telefono e scatenando di nuovo il panico tra le maestre della figlia, colpevoli a suo dire di essersi fatte portare via la piccola senza avvertirlo: «All’asilo c’è una bomba» ha scandito dall’altro capo del filo. Una voce anonima di cui lui stesso (di cui omettiamo il nome per tutela della figlia minore) ha ammesso la paternità al Centro confermando peraltro quanto dichiarato dalle stesse maestre che alle 8,10 di mercoledì, dopo quella chiamata, hanno allertato la dirigente comunale del servizio Educativo e messo al sicuro i pochi bambini che a quell’ora erano già nella struttura con un’evacuazione a tempo di record.

Momenti concitati in cui, mentre i poliziotti della Volante diretta da Dante Cosentino si precipitavano sul posto con l’unità cinofila e gli artificieri che hanno bonificato la zona senza trovare nulla, “la voce anonima” continuava a chiamare al telefono dell’asilo e della cooperativa sociale che segue la sua famiglia: «Tanto vi faccio saltare tutti in aria». Quanto basta per indurre il Comune a decidere di tenere chiuso l’asilo nido per due giorni, ieri e oggi, in attesa che la Digos faccia le sue indagini ma, soprattutto, che si plachi la rabbia dei due genitori i quali potranno comunque vedere la loro bambina (l’hanno già incontrata nella struttura protetta), in attesa di dimostrare, attraverso test e procedure, la loro capacità genitoriale. Posto che, alla base del provvedimento d’urgenza del Tribunale per i minori dell’Aquila, ci sarebbe una condizione di abbandono materiale nei confronti della piccola, costretta a vivere, come documentato dai poliziotti, tra ferri vecchi e oggetti raccattati dai cassonetti e sparsi per casa dal papà che si guadagna da vivere proprio raccogliendo ferro.

«Un’esperienza molto brutta», riferisce la dirigente comunale Enrica Di Paolo che, sulla gestione dell’allontanamento della piccola, dice: «Abbiamo fatto quello che ci è stato detto dalla Questura. Io stessa sono stata contattata telefonicamente dall’ufficio Minori che mi ha detto che c’era l’ordinanza del Tribunale e che dovevamo consegnare la bambina a chi sarebbe andato a prenderla. Mi sono recata al nido, ho visto l’ordinanza e mi sono preoccupata di preparare la piccola e di consegnarla a chi di dovere. Una bimba di 23 mesi che è andata via senza problemi con persone evidentemente abituate a trattare con i piccoli, mentre gli altri ospiti del nido», precisa la dirigente, «non si sono accorti di nulla, continuando a svolgere le attività con le educatrici».

Una versione contestata però dalle mamme degli altri bambini, preoccupate e indignate dal fatto che un’operazione così delicata sia stata fatta all’interno di una struttura pubblica piena di bambini.

Ma chi ha deciso le modalità di tale allontanamento, finalizzate a sottrarre la piccola da scene traumatiche, ma che nei fatti si sono dimostrate rischiose per tutti gli altri bambini del nido? Dal Comune, la dirigente che ha seguito la vicenda ribdisce che si sono limitati ad eseguire quanto richiesto dalla Questura. Dalla Questura, il dirigente dell’ufficio Minori, Egidio Labbrofrancia, spiega che «i servizi sociali sono incaricati dell’esecuzione del provvedimento, la polizia presta assistenza nei casi in cui viene richiesto». I servizi sociali, contattati più volte ieri dal Centro non hanno mai risposto.

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