Allarme bombe in città: sotto inchiesta una donna

Abbandonati 5 falsi ordigni con volantini minacciosi rivolti a un magistrato
PESCARA. Per Pescara era l’ora del risveglio. Ma è stato un avvio di giornata traumatico, quello di ieri, segnato da un allarme bomba che si è replicato in rapida successione e ha toccato, uno dopo l’altro, più punti della città.
Una, due e poi ancora altre segnalazioni di buste sospette, fino a cinque, avvenute pressoché in contemporanea, dalle 7,30 in poi. Si è scoperto ben presto che c’era la stessa mano, dietro, mossa principalmente dal livore nei confronti di un magistrato della Procura di Pescara, Rosangela Di Stefano, ma non solo lei. E che ad agire è stata una persona vestita di nero, che si è coperta bene prima di entrare in azione, verosimilmente una donna.
E si è fatto subito strada il nome di una sospettata, Daniela Lo Russo, accusata di aver tentato di uccidere il suo secondo marito, con la complicità del figlio: proprio ieri Lo Russo era attesa in tribunale per un’udienza e il pm è proprio Di Stefano.
Mentre le indagini partivano spedite sul suo conto da parte di squadra mobile e carabinieri della compagnia di Pescara, coordinati rispettivamente da Dante Cosentino e Antonio Di Mauro, l’allarme rientrava un po’ per volta ma solo una quindicina di minuti prima di mezzogiorno si è concluso tutto, quando è stato accertato che non c’era alcuna bomba in giro. Nel frattempo, alcune porzioni della città sono rimaste bloccate e con il fiato sospeso durante l’intervento degli artificieri, con inevitabili disagi per il traffico.
LE BUSTE Ci sono un piano e una organizzazione minuziosa dietro i fatti di ieri mattina, finalizzati a creare un grande scompiglio. Chi ha realizzato i cinque finti ordigni sapeva bene che non sarebbe saltato per aria nulla. Infatti non è stato usato esplosivo: solo das, qualche filo come negli ordigni veri, dello stucco per vetri e un campanello. Finte bombe che sono state infilate in cinque buste, di quelle generalmente usate per spedire pacchi, rivestite di plastica all’interno. E sopra a ogni busta è stato applicato un messaggio, più o meno uguale per tutti, che annunciando «una strage» attaccava il pm. «Oggi», c’era scritto, «salteranno in area 4 palazzi simboli della città di Pescara».
IL PERCORSO Ma perché cinque buste in cinque posti doversi? È chiaro che c'è un filo invisibile che collega i punti in cui sono state piazzate le buste: chi ha agito deve ritenerli dei punti strategici, ma il legame va approfondito dagli investigatori.
Uno di quei pacchetti era sotto casa della Di Stefano, in viale Regina Margherita, e gli altri davanti alla sede del comando provinciale dei carabinieri di viale D'Annunzio, davanti al tribunale, davanti ai locali del distretto sanitario di base della Asl di via Rieti e infine sul portone di un palazzo di viale Marconi, di fronte alla Camera di Commercio, dove si trovano diversi studi legali. L'allarme è rimbalzato rapidamente da una parte all'altra della città, quando le buste sono state scoperte sul portone degli edifici, come è successo in viale Regina Margherita e in viale Marconi, o sulle recinzioni perimetrali, come è accaduto dinanzi alla sede dell'Arma e in piazza Troilo (ingresso del Tribunale), se non su un contatore, come avvenuto in via Rieti.
GLI ARTIFICIERI E' stata attivata rapidamente una macchina complessa e imponente, per gestire pressoché in contemporanea tutte le situazioni di emergenza. Per i pacchi bomba o presunti tali era necessario l'intervento degli artificieri di polizia e carabinieri che si sono occupati di maneggiare le buste e di farle brillare, laddove ritenuto necessario, dopo aver bloccato il traffico e messo in sicurezza le zone dell'intervento. Passaggi delicatissimi realizzati con il supporto delle pattuglie di carabinieri, polizia e polizia municipale, che hanno isolato le aree potenzialmente a rischio-esplosione, sotto gli occhi di Di Mauro e Cosentino. E in tutte le zone interessate al pericolo bomba sono intervenute anche le squadre dei vigili del fuoco e le ambulanze dei soccorritori, pronti per ogni evenienza. In azione pure i cani della polizia specializzati nella ricerca di esplosivo mentre la Scientifica si è occupata dei rilievi, alla ricerca di tracce utili alle indagini, dalle impronte alle immagini riprese dalle telecamere.
DISTRETTO BLOCCATO Il distretto sanitario di via Rieti è rimasto paralizzato per tutta la mattina: il palazzo è stato evacuato, gli operatori e i pazienti sono scesi in strada e lì sono rimasti per ore in attesa che la situazione si sbloccasse. In molti hanno assistito in diretta, a distanza, al lavoro degli artificieri e i curiosi hanno ripreso tutto con il cellulare fino al momento in cui la busta è stata fatta brillare in una via De Gasperi deserta e silenziosa. Bloccato anche il tribunale: dopo il ritrovamento del pacchetto e la bonifica, in attesa dell'intervento degli artificieri, il palazzo di giustizia è stato chiuso al pubblico, lasciando fuori dai cancelli un gran numero di persone. Nel palazzo di viale Regina Margherita dove vive il pubblico ministero preso di mira, invece, i condomini sono rimasti chiusi in casa e solo quando si è sentito il botto provocato dagli artificieri la situazione è via via tornata alla normalità, e anche il bar sottostante ha potuto riaprire i battenti.
LE PERQUISIZIONI Mentre il lavoro in strada proseguiva in maniera meticolosa per capire se davvero ci fossero delle bombe, polizia e carabinieri hanno avviato delle perquisizioni a carico di Lo Russo, sospettata immediatamente di aver realizzato tutto, tanto più che le immagini dei sistemi di videosorveglianza già analizzate (ne mancano altre) mostrano una persona, che sembra una donna, coperta da una specie di burqa nero, con la mascherina e gli occhiali scuri. Sono stati passati al setaccio l'abitazione ai colli e lo studio in piazza Unione, ed è stato sequestrato un computer. La donna, iscritta nel registro degli indagati dal sostituto procuratore Salvatore Campochiaro, ha accusato un malore mentre si trovava in questura: ha ipotizzato una crisi epilettica e per lei è stato necessario il trasporto in ospedale.

