Alle 16.49 il momento più commovente

Al palasport di Penne l’attesa dell’ora in cui si abbattè la valanga. E poi la promessa di Bonafede
PENNE. Il palazzetto dello sport di contrada Campetto di Penne è tornato a stringersi attorno alle famiglie delle 29 vittime di Rigopiano. Dalle 15.30 di ieri si sono ritrovati nella struttura gli uomini dei vigili del fuoco, della finanza, del soccorso alpino che in quei giorni di gennaio 2017 partivano proprio dal palasport pennese per partecipare ai soccorsi a Rigopiano. Ha presentato la manifestazione, organizzata dal comitato vittime e sostenuta dalla Proloco e dal Comune di Penne, Evelina Frisa, Pino Insegno e Federico Perrotta. Il momento più commovente è stato alle 16.49 l’ora esatta in cui, due anni fa, la valanga che si staccò dal monte Siella distrusse l’hotel Rigopiano uccidendo 29 persone tra dipendenti e ospiti del resort, con l’esposizione del maxi pannello con i volti delle vittime. Un lungo applauso ha scandito i minuti successivi. Poi Evelina Frisa ha letto una poesia dedicata a tutte le vittime e il tenore Piero Mazzocchetti si è esibito in “Nessun dorma”. «Siamo uniti e ci battiamo ogni giorno per i nostri cari. Non è un lavoro fare i parenti delle vittime, ma è un grande impegno», ha commentato dal palco Marco Foresta. Poi, Insegno ha letto la lettera che il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha indirizzato ai parenti delle vittime. «Quella del 18 gennaio 2017 è stata una sciagura che ha segnato nel profondo il Paese», l’avvio della lettera in cui il ministro prende impegni precisi: «L’auspicio è che il complesso e articolato lavoro di indagine condotto per quasi due anni dalla Procura di Pescara e conclusosi lo scorso novembre possa servire a garantire una degna risposta di giustizia ai familiari delle vittime, accertando fino in fondo responsabilità e mancanze da parte di chi non ha fatto quanto poteva o doveva per evitare la strage e ricostruendo la trama di eventuali depistaggi che abbiano potuto ostacolare e inficiare il percorso di ricostruzione della verità. La tragedia di Rigopiano non può rimanere senza verità. Occorrerà un grande sforzo per evitare che le legittime aspettative di giustizia possano essere mortificate dalla scure della prescrizione». E infine: «Da parte nostra l’impegno è di tenere sempre alta l’attenzione per non fare di Rigopiano l’ennesima tragedia italiana senza colpevoli e senza verità».
Il portavoce del comitato, Gianluca Tanda: «Adesso siamo una famiglia, e siamo supportati anche dagli altri comitati che in questi due anni ci sono stati vicini. Dopo aver perso i nostri cari, non possiamo permettere che ci venga tolta la dignità. Al nostro interno ci sono famiglie distrutte, genitori senza figli e addirittura orfani che hanno il diritto di poter guardare a un loro futuro».

