Alle Poste solo con il Green pass I pensionati chiedono la priorità

Nel primo giorno di obbligo della certificazione, in centinaia alle prese con la macchinetta dei controlli E per pagare la bolletta c’è anche chi, non vaccinato, è dovuto andare prima in farmacia per il tampone
PESCARA. Da ieri negli uffici postali si entra col Green pass. Chi ne era sprovvisto è stato rimandato indietro a seguito degli accertamenti dei direttori di filiale. Dopo una mattinata piuttosto tranquilla, code e affollamenti si sono registrati intorno a mezzogiorno allo sportello di via Passolanciano con gli utenti in fila sprovvisti di numeretti. Il caos si è creato tra il Bancomat esterno e i servizi interni ai quali si accede dopo aver superato il controllo della temperatura, la sanificazione e il totem del certificato verde attivo da ieri in 13 uffici postali di Pescara e 19 in provincia.
Gruppi sparsi davanti alle Poste di via Monte Faito dove il direttore della filiale 11 ha aiutato personalmente l’utenza a districarsi nelle operazioni di accesso dopo la scansione del Qrcode del Green pass per ottenere i ticket necessari per presentarsi agli sportelli dei vari servizi. Chi, durante i controlli, è stato trovato senza il certificato è stato rimandato a casa. Altri sono stati costretti, come accaduto in via Monte Faito e allo sportello di via Cavour, a cercare una farmacia nelle vicinanze per effettuare il tampone e ottenere il Green pass per rientrare alle Poste e pagare le bollette. Come accaduto a Marianna Marano, casalinga pescarese in fila allo sportello dei Colli: «Non sono una no vax, ma problemi di salute non mi consentono di vaccinarmi», spiega, «per cui oggi ho dovuto fare un tampone in farmacia per ottenere il Green pass ed entrare all’ufficio postale per pagare le bollette».
Poi aiuta Valeria, incinta di di 7 mesi, a superare la fila per non restare fuori, in piedi, al freddo. Elisabetta, infermiera in pensione, fa la fila con Tiziana, appena conosciuta: «Ci mancava solo il Green pass alle Poste, e ora l’abbiamo», ironizzano, «niente di nuovo, ormai si fa la fila quasi ovunque col certificato verde in tasca».
È d’accordo Mauro Di Domenico, impiegato di un’azienda di Sambuceto: «È per la nostra sicurezza». Alle Poste di via Passolanciano dice la stessa cosa Francesca Di Rienzo, di Spoltore, in attesa nell’atrio della filiale 5. Quando arriva il suo turno, poggia il cellulare davanti alla macchinetta e fa notare che «l’operazione si esegue con facilità». La spunta verde sullo schermo le consente di accedere agli sportelli. Accanto a lei, alle 10.35, sono in fila una decina di persone. È un lento ed educato fluire, anche se dal gruppo si stacca un urlo femminile contro il Green pass. All’interno, gli addetti, coordinati dal direttore Fabio Ferri, si danno da fare per aiutare gli utenti ad affrontare al meglio la novità.
Allo sportello di via Cavour i coniugi Claudio e Stefania Mantovani armeggiano con il gestore automatico e osservano che «la scansione del Green pass è intuitiva, il difficile è la ricerca touch dei vari servizi. Chi perde il turno deve rifare daccapo l'operazione». Massimo, Luciana e Vito, 82 anni, in piedi, suggeriscono una «organizzazione che dia priorità agli anziani e alle mamme in attesa». Teresa Ricci, insegnante elementare in pensione, fa la scansione del Green pass spedita. Non è lo stesso per Franco Stromei che quasi ci litiga con la macchinetta. Appoggia e riappoggia il Green pass sul lettore scanner, ma il verde non arriva. L’operazione ripetuta più volte rivela un’anomalia: «Il pass non mi dà la validità, ma l’accesso ai ticket è avvenuto regolarmente».
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