Alle slot machine mi ci gioco la vita

30 Aprile 2017

Giro d’affari da 1,2 miliardi in Abruzzo. L’Aquila record dopo il sisma

PESCARA. Per il sindaco di Roma Virginia Raggi è una vera e propria emergenza sociale: «Le città sono invase dalle slot machine che gettano intere famiglie sul lastrico». Tanto da lanciare un appello all’Anci (l’Associazione dei Comuni) per sollecitare un intervento. Una febbre quella del gioco d’azzardo che è alta anche in Abruzzo. Come dimostrano le cifre. Il giro d’affari (la raccolta complessiva) ammonta a 1 miliardo 271 milioni, e stabilizza la nostra regione all’undicesimo posto della classifica nazionale, guidata dalla Lombardia con 14 miliardi e 65 milioni, davanti al Lazio con 7 miliardi e 611 milioni e alla Campania, al terzo posto, con 6 miliardi e 821 milioni. Chiudono la Basilicata con 486 milioni, il Molise 352 milioni e la Valle d’Aosta 132 milioni. Una classifica - resa nota alla Camera dei deputati in risposta a una interrogazione parlamentare - che fa riferimento ai dati 2016 dei Monopoli di Stato.

Non c’è crisi che tenga. Oltre la metà (55,8%) della cifra raccolta proviene da Newslot e Vlt, apparecchi questi ultimi ai quali è possibile giocare cifre più elevate e, teoricamente, anche di vincere somme più alte (fino a 500mila euro). Il resto arriva dal gioco on-line. Un business il cui volume complessivo tiene conto sia delle vincite sia della spesa affrontata dai maniaci delle “macchinette” mangiasoldi. Cifre impressionanti che denotano come in Abruzzo e più in generale in Italia la grande lotteria dell’azzardo non si sia mai fermata in questi anni di crisi. Malgrado i buoni propositi e le iniziative di legge, rimaste solo sulla carta, e qualche ordinanza da parte di sporadici sindaci “coraggiosi”.

Crescita continua. Febbre che genera dipendenza dal gioco e che si chiama ludopatia. «Una emergenza nazionale», l’ha definita la Raggi, «tale da cambiare l’aspetto delle nostre periferie, spesso trasformate in luccicanti e desolate Las Vegas, dove centinaia di cittadini sperperano stipendio e risparmi. Non userò mai la parola gioco, perché nella ludopatia non c’è nulla di divertente: è una tassa sulla povertà». In pochi minuti si possono bruciare lo stipendio, la pensione, i risparmi di una vita e, in qualche caso, molto di più. In Abruzzo i soldi buttati nelle slot e nelle Vlt sono passati in due anni da 223 milioni e 261. E le vincite sono salite dai 977 milioni del 2014 ai 996 del 2015 fino a raggiungere un miliardo nel 2016 (fonte Monopoli di Stato). Diversa la posizione dell’Abruzzo rispetto alla diffusione delle macchinette. Stando a i dati dell’Agenzia delle Dogane, elaborati da Dataninja nel 2015, sono 19 i locali autorizzati ad installare le Slot ogni 10mila abitanti. Dati che proiettavano la regione al terzo posto, dietro Molise e Sardegna.

Il triangolo delle slot. In due anni questi numeri non sono cambiati di molto e al primo posto tra le province abruzzesi c’è sempre L’Aquila che alza la media con 24 locali. Più nel dettaglio, è stato rilevato che la maggior concentrazione di macchinette, visto anche l’esiguo numero di abitanti, si registra nell’area delimitata dai comuni di Carsoli, Crognaleto e Rosello. Una sorta di triangolo delle Bermuda delle slot. E’ qui che si concentra gran parte delle concessioni. In altre città come Avezzano (13 macchinette), Celano (15) e Carsoli (14) il gioco d'azzardo è molto diffuso.

La Las Vegas d’Abruzzo. Discorso a parte merita la città dell’Aquila. Secondo il dossier di Maurizio Fiasco, esperto di gioco d’azzardo, tutte le province abruzzesi hanno una dotazione di slot machine negli esercizi pubblici superiore alla media nazionale. Ma in particolare c’è il capoluogo che con una densità superiore del 32% alla media nazionale si colloca al decimo posto in Italia. Nella città distrutta dal terremoto nel 2009, c’è una macchinetta ogni 110 abitanti. E il consumo ha subìto un’accellerazione proprio negli anni post sisma, passando da una spesa di 778 euro pro capite a 1.335. Solo quarta, fra i capoluoghi, Pescara con 7 macchinette ogni 10mila residenti. Numeri in linea con quelli di Vasto, Montesilvano e Ortona.

Cure e rimedi. Ma che cosa fa l’Abruzzo per contrastare il gioco d’azzardo patologico? La Regione, tramite l’assessore al Bilancio, Silvio Paolucci, aveva pensato di introdurre delle premialità a favore di quei Comuni ed esercenti disposti a rinunciare alle slot. In realtà lo hanno fatto pochi Comuni come Chieti, San Giovanni Teatino e Moscufo prevedendo sconti sulle tasse (vedi pezzo a destra). Solo Nereto le ha messe totalmente al bando. Inoltre, il governo ha destinato all’Abruzzo la somma di un milione e 100mila euro, ripartita tra le quattro Asl, per «implementare il personale e istituire un osservatorio epidemiologico regionale per studiare e monitorare il fenomeno». Finora alla Asl di Pescara sono arrivati i primi 200mila euro da destinare all’assunzione di psicologi per fronteggiare l’emergenza. Ma a causa dei vincoli del patto di stabilità, le risorse non possono essere impiegate. Ci vorrebbe una deroga finalizzata alla cura dell’emergenza-ludopatia.