Allegra, Giulia e gli altri «Esperienze fantastiche»

Rebecca di Lanciano: «Ho frequentato il quarto anno di Liceo a Londra» E Francesca di Miglianico adesso sa parlare anche un po’ in finlandese
PESCARA. La parola va a loro, agli studenti abruzzesi che d’estate imparano le lingue all’estero. Otto casi, otto storie. Chi c’è già stato racconta ai lettori del Centro la propria esperienza.
Allegra Giorgini di Giulianova e Giulia Rapale di Teramo (quarto anno liceo classico): «Siamo riuscite a partire insieme già due volte e questo ci ha dato la forza di affrontare la scuola straniera. Siamo state due settimane l'anno scorso a Torquay e quest'anno a Bournemouth, sempre in Inghilterra, vivendo in famiglie e frequentando la scuola del luogo. E' stata un'esperienza fantastica che ci ha avvicinato al loro modo di studiare e di vivere. In classe dovevamo andare in divisa, senza trucco né smalto e con i capelli legati. Lì ci sono regole ben precise da rispettare e non si sgarra. Abbiamo studiato letteratura inglese, matematica, informatica, chimica, biologia, storia e geografia. Nel pomeriggio si faceva teatro o sport o pittura. Avevamo anche del tempo libero e ne abbiamo approfittato per conoscere meglio altri studenti stranieri, per lo più spagnoli e tedeschi nel primo viaggio, arabi nel secondo. Però dobbiamo dire che a livello accademico loro sono almeno tre anni indietro a noi».
Silvia Guanciali, di Pescara, (quarto anno liceo scientifico): «Faccio viaggi studio all'estero dal primo liceo. Sono andata due volte a Londra, una a Brighton e sto per partire per Edimburgo. Sempre solo due settimane e in college. Lo preferisco alle famiglie perché mi sembra di frequentare di più altri studenti, e poi avere la camera privata col bagno è una comodità. Alla fine con le famiglie non si fanno grandi discorsi: si torna per cenare e la mattina si va a scuola. Nei miei viaggi studio ho trovato sempre molti italiani, ma anche turchi, spagnoli, portoghesi, russi e gruppi di cinesi. La Master quando arrivi ti fa passare un piccolo test per vedere il livello di inglese e poi ti assegna ad una classe di circa 15 persone di nazionalità diversa. Le lezioni non sono pesanti, molto parlate. Alla fine il bello è anche rimanere in contatto con gli studenti stranieri».
Rebecca Pia La Torre, di Lanciano (quinto anno liceo linguistico):
«Ho frequentato il quarto anno di scuola a Londra vivendo con una famiglia di Romford. Un'esperienza indescrivibile, favolosa, sia dal punto di vista scolastico che per l'immensità della città londinese, ricca di cultura multietnica. I metodi di studio sono diversi e le scuole molto belle e pulite. Avevo il sogno di frequentare l'Accademia di arti drammatiche e ci sono riuscita. Tutto questo ha aperto un lato di me che non conoscevo e ora, che ho appena fatto l'esame di maturità, sono con le valigie in mano per tornarci e provare a partecipare ad un musical. Certo all'inizio è stato un piccolo trauma, poi dopo un mese, con l'aiuto anche dei nuovi amici, ho iniziato a pensare in inglese e a parlarlo con facilità».
Giuseppe Marini, di Atri (secondo liceo linguistico):
«Sono stato per la prima volta fuori con la vacanza studio l'anno scorso a Brighton e ora partirò per la Scozia. L'esperienza è stata bella anche se all'inizio avevo un po' di timore. Per questo ho preferito andare in college e non in famiglia, mi sento ancora troppo timido. L'idea di avere un paio di compagni di classe vicino mi rassicura e contemporaneamente faccio più facilmente amicizia con studenti stranieri. Ho conosciuto cinesi, turchi, e molti italiani provenienti da altre regioni. A scuola studio inglese, francese e spagnolo, quest'ultimo è il mio preferito ma capisco che l'inglese bisogna impararlo bene».
Rebecca Visciola, di Pescara (quinto liceo scientifico):
«Sono stata dieci mesi l'anno scorso a Bristol, da fine agosto a fine giugno. Il momento più traumatico è stato quando sono dovuta ripartire dopo aver trascorso la settimana di Natale a casa con i miei. Ma poi gli amici mi hanno aiutato e ho superato tutto. Mi sono adattata persino al cibo che all'inizio proprio non riuscivo a mangiare. La pasta si trova ma non sono marchi italiani, hanno un sapore diverso. Alla fine mi facevo mandare periodicamente pasta, sugo di pomodoro, marmellate e qualche Pandoro. Tutto il resto è stato bellissimo. Ti si apre la mente al mondo anche se la cultura di base che ti danno le scuole italiane non si supera. Il sistema inglese invece negli ultimi due anni di studio è propedeutico per la scelta universitaria. Lì ho scelto di fare anche economia internazionale e mi è piaciuta. Ma resto in Italia perché la Bocconi è ottima e ci insegnano docenti inglesi».
Valeria Masci, di Pescara, (primo anno di Scienze politiche Cattolica di Milano): «Mentre frequentavo il liceo classico sono stata due settimane a Miami con un viaggio studio nel mese di agosto. Dormivamo in hotel e la mattina facevamo lezione. Ho conosciuto studenti turchi, russi, romeni, spagnoli e francesi. E' stata un'esperienza fantastica: ho visto partite di baseball, ho visitato la Nasa, Cape Canaveral, gli Studios di Orlando e sono passata sulla strada delle ville del vip. Sta a te scegliere e parlare in inglese il più possibile, alla fine ti viene spontaneo. Le classi erano divise per livelli di bravura».
Francesca Timperio, di Miglianico (quarto scientifico):
«In terza media sono andata in Inghilterra, a Nottingham, il primo anno di liceo sono stata due settimane a New York con una vacanza studio, negli anni seguenti ho partecipato ai progetti Erasmus della mia scuola e sono andata in Finlandia, ad Hyvinkaa. Terra fantastica, paesaggi unici e molto particolari. L'Erasmus è uno scambio culturale che si fa durante l'anno scolastico: alcuni di noi vanno in Paesi europei e viceversa la nostra scuola accoglie studenti di quei Paesi. Tutto si svolge di solito in una settimana molto intensa. I finlandesi sono molto silenziosi, la sera escono di rado e a scuola studiano molta musica. Negli ultimi tre anni di superiori si proiettano già verso il mondo universitario. Ho anche imparato un po' di finlandese. Sono stata ospitata da una famiglia del luogo ed è stato subito feeling. L'estate successiva sono venuti a casa mia e poi hanno invitato me e mio padre ad andare di nuovo da loro in un cottage al Polo Nord, dove ci si muove solo con gli sci da fondo o le moto da neve».
Daniela Marramiero, di Pescara (quarto scientifico): «Sono stata la scorsa estate tre mesi in Australia. Ho frequentato l'High School, con tanto di divisa e squadre di football australiano al seguito, vivendo una full-immersion nella loro realtà che giorno dopo giorno è diventata anche la mia. Un grande timore prima della partenza erano le amicizie: riuscirò a conoscere qualcuno? Ma in poco tempo tutte le paure sono volate via. Anzi, ho scoperto un lato del mio carattere che non immaginavo di possedere. Mi sono rimboccata le maniche e ho cucito rapporti che, con il senno di poi, posso dire si sono trasformati in vere amicizie. Sei dall’altra parte del mondo, è vero, ma accanto a te ci sono ragazzi che provengono da ogni Paese e che vivono la tua stessa esperienza. Per continuare a studiare però preferisco l'Italia: a livello accademico ti dà di più. Sceglierò una Università italiana con agganci internazionali». (d.pe.)

