Alloggi popolari da abbattere: 134 inquilini restano senza casa

25 Febbraio 2020

Polemica per il piano del sindaco che punta a demolire gli edifici del Ferro di cavallo e di via Rigopiano Il centrosinistra: «Non ci sono abitazioni a sufficienza, l’annuncio di Masci è soltanto propaganda»

PESCARA. Scoppia la polemica a seguito dell’annuncio dell’amministrazione comunale di voler abbattere il Ferro di cavallo di Rancitelli e gli alloggi popolari di via Rigopiano per riqualificare le due zone, finite spesso alla ribalta delle cronache per episodi di criminalità. Ieri, i consiglieri di centrosinistra hanno accusato il sindaco Carlo Masci e la sua giunta di fare solo propaganda.
«Non esiste alcun piano per assegnare nuove abitazioni agli inquilini regolari che perderanno la propria casa per l’abbattimento degli edifici di via Tavo e via Rigopiano», hanno detto Marinella Sclocco, Giacomo Cuzzi, Piero Giampietro, Francesco Pagnanelli, Mirko Frattarelli, Stefania Catalano e Giovanni Di Iacovo illustrando la risposta dell’amministrazione a una loro interrogazione sull’argomento, «non esistono, infatti, ad oggi alloggi liberi e pronti, né sono state previste risorse per pagare i costi dei traslochi».
«Noi siamo favorevoli a superare il modello dei quartieri popolari così come sono ora», ha affermato Marinella Sclocco, «ma qui siamo di fronte al nulla, perché non esiste nessun progetto». Secondo il centrosinistra, sarebbe stato annunciato un piano irrealizzabile.
«Non risultano alloggi disponibili dell’Ater o di proprietà comunale per la sistemazione alternativa degli inquilini», ha fatto presente Giampietro, «non risultano immobili liberi immediatamente abitabili. Le sole case disponibili, forse a fine anno, saranno in tutto 64 in via Tronto, già previste peraltro agli inquilini sgomberati due anni e mezzo fa dagli edifici a rischio crollo di via Lago di Borgiano. Nel caso di demolizione del Ferro di cavallo e dei palazzi di via Rigopiano servirebbero 134 appartamenti». «Crediamo», ha aggiunto Giampietro, «che sia necessario cambiare radicalmente il piano, dire dove andranno queste famiglie e ripensare il quartiere». «Gli esponenti del centrodestra», ha ricordato Cuzzi, «prendono come esempio i lavori in corso per abbattere alcuni edifici delle Vele di Scampia. Ma lì, oltre alle scuole, asili e centri culturali, costruiranno la facoltà di Medicina. Ecco perché rilanciamo la nostra proposta di dislocare la nuova sede della Regione nel quartiere Villa del Fuoco. La giunta Masci, inoltre, spieghi perché non partono ancora i lavori di completamento della strada Pendolo, già finanziati con i fondi delle periferie».
«Abbattiamo pure», ha precisato Giampietro, «ma riapriamo le scuole nei quartieri periferici». «La verità», ha sottolineato Pagnanelli, «è che il centrodestra non ha idee e non sa come rispondere alle troppe promesse fatte in campagna elettorale. La prova è piazza Santa Caterina. Dopo gli annunci fatti nell’estate 2019 su iniziative per aumentare la sicurezza, la piazza è rimasta in stato di abbandono». «La verità», ha concluso Catalano, «è che non c’è nessuna programmazione specifica».
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