Altri sei casi a Pescara, ecco gli ospedali da campo

Posti letto, la Asl si organizza: tendoni montati all’esterno dello Spirito Santo
PESCARA. Sembra non finire mai. All’ospedale civile ogni giorno è un bollettino di guerra: solo ieri i pazienti pescaresi risultati positivi erano sei: 3 uomini di 80, 63 e 60 anni e tre donne di 62, 75 e 51 anni. Numeri a cui, per la provincia pescarese, sempre ieri si sono aggiunti due donne di Elice di 59 e 67 anni e un uomo e una donna di Città Sant’Angelo, rispettivamente di 51 e 73 anni.
Nuovi casi di contagio che non hanno ancora agganciato la parabola discendente, anzi, mentre la macchina della direzione sanitaria pescarese si organizza per fronteggiare l’arrivo di altri pazienti. Da martedì, oltre all’area Covid al sesto piano della struttura, sarà attivata un’altra unità con 9 posti letto alla vecchia Rianimazione, primo piano. E presto, intorno al presidio sanitario, sorgeranno piccoli ospedali da campo (o uno mega) in supporto alla struttura ospedaliera che regge sì, ma che è comunque in affanno a causa dei continui accessi da coronavirus. Tendoni, come il posto medico avanzato allestito per il Jova beach party di Montesilvano, che andranno ad aggiungersi a quello operativo dalla fine di febbraio, innalzato dalla Protezione civile e dalla Croce Rossa, davanti al pronto soccorso per il triage relativo ai casi sospetti. Punto di riferimento, resta il sesto piano dell’ospedale, dove si trova anche il reparto Infettivi diretto dal professor Giustino Parruti, diventato “Area Covid”: un mega dipartimento di terapia intensiva con 57 posti letto (e altrettanti in preparazione per nuovi ingressi) occupati da pazienti, molti dei quali tra i 40 e i 50 anni provenienti dalle diverse province e area metropolitana. Alle 15.47 di ieri erano 137 i casi positivi al Covid 19 in Abruzzo, secondo i dati ufficiali del Servizio prevenzione e tutela della salute della Regione. E, di questi, 82 fanno riferimento proprio alla Asl di Pescara che accoglie pazienti provenienti da tutte le aree della regione.
L’ospedale di Pescara è in assetto di guerra. Il coronavirus è un nemico temibile, subdolo perché muta in continuazione. Ma si può combattere, ripetono i sanitari, per dare luce al tunnel buio in cui siamo sprofondati da alcune settimane. E allora, cosa succede dietro quelle mura di dolore e speranza, di confusione e terrore? Il personale sanitario fa turni massacranti. Riposo, ferie, pause, tutto rallentato o rimandato. Rientrano in servizio i fuori turno. Si fa i conti con la paura, l'ansia, la tensione, lo stress, la preoccupazione di «riportare il virus a casa» sussurrano gli operatori in trincea che «stanno scoppiando», ma sentono il dovere morale «di non mollare».
Intanto crescono i dipartimenti di terapia intensiva Covid al sesto piano dell'ospedale: 57 posti letto sono occupati da pazienti monitorati, intubati, ventilati, sparsi tra il reparto Infettivi, Geriatria e Medicina. Otto i pazienti No Covid ospiti a Rianimazione, al piano terra. Il flusso di contagiati appare, al momento, inarrestabile.
Sotto fortissima pressione, i volontari del 118 che ricevono oltre 2000 chiamate al giorno di cittadini che chiedono informazioni sul virus e del soccorso. Alcuni, sette della Misericordia, sono finiti in quarantena per sospetto Covid, quattro dei quali sono risultati negativi ai tamponi. La tensione tra i volontari è alle stelle: «Capitano tra di noi», rivelano, «anche momenti di nervosismo e toni più alti del tutto normali in una situazione di emergenza del tutto nuova, come questa. Ma c’è nello stesso tempo molta solidarietà tra volontari e sanitari e quella che ci arriva da fuori, con la gente che ci manifesta stima e affetto». Il grazie del personale del 118 è anche per «le pizzerie e pasticcerie che ci inviano i pasti». Impegnati a trasportare malati dalla mattina alla sera «non prendiamo riposi da settimane» rimarca chi vive nella trincea delle ambulanze «che hanno le pareti sverniciate e scorticate a furia di spruzzare disinfettanti». Mancano le mascherine, non se ne trova una nelle farmacie pescaresi. Malgrado tutto «teniamo duro». Che si sappia. E grazie di cuore.
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