Alzheimer, poche medicine nella farmacia dell’ospedale

28 Settembre 2016

Denuncia dei parenti dei malati e c’è chi preferisce pagare per evitare le file Incertezza anche su chi deve fare la ricetta: il Centro Asl o il medico di base?

PESCARA. Farmacia dell’ospedale a corto di medicine: la denuncia arriva dai familiari dei malati di Alzheimer, costretti a rivolgersi ad altre farmacie e qui ad avere un quantitativo di medicinale ridotto rispetto alla necessità e dunque a tornare e ritornare a stretto giro a farne richiesta, con disagi e perdite di tempo pesanti visto che siamo di fronte a una malattia cronica e degenerativa che va tenuta costantemente sotto controllo, per quanto possibile, appunto con una serie di farmaci.

Accade che la farmacia dell’ospedale sia sistematicamente sprovvista di scatole di Seroquel. «Al Centro Alzheimer mi fanno la ricetta per mia madre per comperare sei scatole», racconta il familiare di una paziente del servizio della Asl, «ognuna contiene 30 pillole e a mia madre, secondo la prescrizione medica legata allo stadio della sua patologia, questo quantitativo è sufficiente per circa un mese. Solo che alla farmacia dell’ospedale mi dicono sempre di non avere il Seroquel, così mi mettono il timbro sulla ricetta in modo che io possa rivolgermi a un’altra farmacia e avere il farmaco sempre gratuitamente. Ma in farmacia sistematicamente mi danno solo 2 scatole, così io ogni 8/10 giorni devo rifare tutta la trafila». Ma ci sono altri pazienti che devono prendere quantitativi maggiori di pasticche, dunque le scatole durano ancora meno. Accudire e occuparsi delle necessità di un malato di Alzheimer è faticosissimo, emotivamente e fisicamente, e richiede un impegno a tempo pieno. Disguidi e inefficienze del servizio sanitario appesantiscono dunque una condizione già difficile con lungaggini e andirivieni.

«A volte», aggiunge il familiare, «preferisco pagare, rinunciare al farmaco mutuabile e dunque gratuito e prendere il generico, che costa circa 10 euro a scatola, perché non ho sempre il tempo per tornare al Centro dell’ospedale e girare per le farmacie...». E c’è un altro inghippo che complica le cose. Non è chiaro infatti se solo il Centro Alzheimer della Asl possa rilasciare la ricetta rossa per i medicinali per la patologia: «In farmacia mi dicono che invece si può far fare anche dal medico di base», racconta l’uomo, «ma quest’ultimo è perentorio: dice invece che no, lui non può farla assolutamente, che sarebbe gravissimo. E io torno al Centro, dove devo però dire che sono bravi, accorti e gentili». Chi ha ragione? (lad’i)

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