Ambulanti, gli stand sono triplicati in 12 anni

8 Gennaio 2015

Il mercatino alla stazione è nato 12 anni fa per dare una sede agli itineranti In vendita nelle bancarelle vestiti a prezzi convenienti e oggettistica etnica

PESCARA. «In Italia nulla è stabile, fuorché il provvisorio», sosteneva Giuseppe Prezzolini un po’ di anni fa e neanche Pescara fa eccezione, ad esempio col mercatino cosiddetto «etnico», nelle aree di risulta della stazione. Già, poiché, come riferiscono in Comune, la «creazione» di questo spazio fu ideata con una delibera di giunta una dozzina di anni fa, intorno al 2002-2003 (sempre dal Comune hanno fatto sapere che non è stato possibile rintracciare il documento e dunque la relativa data precisa), quando fu deciso che si istituisse un’area nella quale i venditori itineranti potessero svolgere la propria attività commerciale distogliendoli, come ha ricordato ieri l’assessore comunale al Commercio Giacomo Cuzzi, «da corso Umberto», dove prima stanziavano.

Insomma, un mero trasferimento: ma per gli «itineranti», ovvero coloro che per definizione si spostano, e per «quaranta di essi», riferisce ancora il titolare del Commercio in Comune.

Fatto sta che ora nel mercatino, stabilmente, stando a quanto ha raccontato ieri uno dei rivenditori che era presente, gli stand, fissi, «sono centoventi»: ovvero, i punti vendita sono triplicati, se confrontati con quelli stabiliti in partenza. E vi si trova di tutto.

Ieri, sulle bancarelle, si notavano soprattutto capispalla, come i giubbotti riportanti il marchio di noti atelier ma anche pantaloni di jeans, con marchi ben noti, come pure borse e altri capi di abbigliamento, firmati e no. Tra questi, ieri, un paio di scarpe di un famoso calzaturificio italiano erano vendute a 75 euro mentre le stesse, ha sottolineato l'ambulante che le proponeva, «in negozio, ne costano 280». Un orologio “firmato”, invece, tanto per fare un altro esempio, ieri era ceduto a «20 euro», ha precisato uno dei venditori. Ma, seppur oggetto di svariati sequestri da parte delle forze dell’ordine, per la vendita di merce contraffatta, nonché di blitz giornalistici, come quello, nei mesi scorsi, del tg satirico Striscia la notizia, il mercatino dell’area di risulta è anche uno spazio dove potere acquistare oggetti di natura etnica. E neanche tanto a buon mercato, come ci si potrebbe aspettare.

Per dirne una, gli strumenti musicali, non proprio per le tasche di tutti. Come ad esempio gli Djembe senegalesi. Ebbene, ieri mattina, questi tamburi che si suonano a mano, composti da un calice in legno ricoperto di pelle di capra o, più raramente, di mucca, venivano venduti, a seconda della dimensione, fino a 150 euro.

Anche se di Djembe, seppur minuscoli o quasi, ieri c’erano delle proposte che partivano da 15 euro, con un intermezzo da 75 per un Djembe di dimensioni medie. Anche le maschere hanno un certo valore. Per una di esse, in legno, il prezzo è di 120 euro.

Tra la merce offerta, oltre a caricatori di cellulari, cover per telefonini, trolley e oggettistica varia, anche capi di abbigliamento che non ostentano marchi prestigiosi taroccati. Probabilmente, per alcuni dei pochi avventori presenti ieri, un’occasione per strappare a buon prezzo, vista la crisi economica che incombe, una maglietta o un pantalone.

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