Ambulanze e appalti truccati: in cinque rischiano il processo

7 Ottobre 2023

Associazione per delinquere: la procura pescarese chiede il rinvio a giudizio per un gruppo di siciliani Sott’accusa la Coop First Aid One Italia. I pm: «Pur non avendo i requisiti, agiva tramite prestanome»

PESCARA. L’inchiesta sugli appalti truccati per i servizi di ambulanze arriva all’attenzione del gup, e a firmare la richiesta di rinvio a giudizio sono il procuratore aggiunto Anna Rita Mantini e il sostituto Luca Sciarretta. A rischiare il processo sono in cinque: i fratelli messinesi Antonio, Francesco e Concetta Calderone, e due stretti collaboratori incaricati della gestione operativa delle società del gruppo GA scarl, Luca Ferraiuolo e Luciano Saccomando.
L’inchiesta, su fatti che si sono verificati nel momento di massima allerta per la pandemia da Covid 19, riguarda diverse regioni, fra cui appunto l’Abruzzo, e in particolare la Asl di Pescara che è parte offesa nel procedimento. A marzo 2019, in piena pandemia, l’Azienda pescarese sottoscrisse il suo contratto con la Coop First Aid One Italia per un valore di 6 milioni di euro soltanto per il primo lotto, per servire Pescara, Popoli e Penne con le proprie ambulanze destinate ai servizi di trasporto secondari, come trasferimenti e spostamenti pazienti: un accordo che doveva avere una durata quadriennale.
I reati contestati: oltre all’associazione per delinquere, ci sono turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, omesso versamento delle ritenute previdenziali ed evasione fiscale. Un grosso lavoro investigativo portato avanti dalle fiamme gialle e dalla procura per individuare in maniera analitica tutti gli illeciti commessi.
L’associazione per delinquere viene contestata a tutti e cinque gli imputati che avrebbero contribuito, con ruoli diversi «ad assicurare il conseguimento di profitti illeciti alla società First Aid One Italia Soc. Coop», come scrivono i pm, «ma anche ad altre società del gruppo GA Scarl o comunque riconducibili ai fratelli Calderone». In sostanza, la Coop non aveva i requisiti necessari per assicurarsi quegli appalti in varie regioni d’Italia, ma avrebbe raggirato tutti con diversi escamotage per riuscire a ottenere quegli appalti milionari.
«La Coop», scrivevano le fiamme gialle nella loro informativa, «agiva tramite prestanome al fine di occultare la costante presenza ed effettiva direzione aziendale da parte di Francesco Calderone, già condannato per turbata libertà degli incanti nel 2017, che aveva escogitato il mezzo per aggiudicarsi tutti gli appalti: proporre prezzi talmente bassi che talvolta superavano il limite della anti-economicità e assicurare, solo formalmente, una flotta di mezzi». Anche questo, infatti, era un grosso problema proprio nel periodo caotico della pandemia.
L’impegno contrattuale prevedeva l’impiego di un certo numero di ambulanze che non corrispondevano al vero in quanto molti di quei mezzi «in realtà risultavano già utilizzati per l’esecuzione di altri servizi in tutto il territorio nazionale». Insomma, si indicavano solo dei numeri sulla carta, senza che i mezzi fossero effettivamente utilizzabili e presenti in quel determinato appalto oggetto di gara. E poi lo sfruttamento della manodopera con «retribuzioni palesemente inferiori ai contratti di lavoro e senza pagare straordinari, notturni e festivi» e con turni di lavoro massacranti anche della durata di 12 ore al giorno. Per non parlare della sanificazione dei mezzi che non rispettavano le prescrizioni sanitarie.